Secondo quanto riferito, da un retroscena dei ben informati, sarebbero in corso grandi manovre nei partiti per il dopo Toma. La politica molisana è in gran fermento e, neanche la pandemia, ferma i giochi di palazzo.

di Redazione politica

Una gita prenatalizia, prima della zona rossa, nel cuore della capitale. L’auto partita da Campobasso trasportava tre amici i cui nomi riecheggiano nella terra del piccolo Molise ognuno con la particolarità delle loro storie. Tre amici che sono anche politici regionali. Camminano lungo la via di Propaganda fino a Largo del Nazareno, dietro Piazza di Spagna.

Qui da un lato c’è la Mediaset dove ci sono gli uffici dell’innominabile tessitore Gianni Letta. Ad appena 100 metri di distanza ci sono gli uffici del nipote di Gianni, Enrico. I tre uomini attraversano Largo del Nazareno e imboccano via Sant’Andrea delle Fratte. Appena imboccano la strada si fermano.

Osservano la prima porta a destra. Sul muro esterno c’è una targa con due lettere dell’alfabeto che ricalcano il tricolore nazionale: P D.  Indossano la mascherina ma la loro postura e il loro timbro di voce è irriconoscibile.

A fare strada c’è lui il segretario regionale del PD Molise, già vice presidente della Giunta regionale negli anni di Frattura presidente: Vittorino Facciolla. Ad organizzare la gita è stato proprio quest’ultimo che porta in dono, al suo segretario nazionale, due pezzi della maggioranza di Toma.

Sono i fedelissimi di Toma, Salvatore Micone dell’Udc e presidente del consiglio regionale e Andrea Di Lucente dei Popolari per l’Italia e presidente della Prima Commissione Consiliare.

Sorridono ma c’è tensione. Devono fare bella figura. Perché lì, quel giorno, davanti a Zingaretti, si giocano la presentazione del futuro. In campo c’è il passaggio a sinistra dei fedelissimi di Toma per la prossima competizione elettorale, ma c’è soprattutto la candidatura di Facciolla a presidente della regione.

Per ottenere quella candidatura però, il segretario regionale del Partito Democratico deve abbattere la sua principale competitor locale Micaela Fanelli che a Roma ha entrature più solide rispetto all’ex sindaco di San Martino in Pensilis.

Ecco allora il piano politico di don Vittorino: l’ingresso di consiglieri regionali uscenti nella coalizione di centrosinistra a sostegno della sua presidenza. Micone porterebbe in dote l’Udc. Ma poi arriveranno altri. Vincenzo Niro ad esempio. Lui farebbe da garante per Italia Viva. Da mastelliano a renziano il passo è breve.

L’approdo di un assessore uscente, per di più ai Lavori Pubblici, garantirebbe un bel bottino di voti. Ma c’è da staccare la spina a Donato Toma altrimenti il presidente più discusso della storia del Molise trascinerà nel baratro tutto l’esecutivo. Allora via alle danze.

Sono solo i primi approcci, di strada ce n’è ancora da fare. Almeno un altro anno e il quadro sarà completo.

Così, mentre nelle riunioni di maggioranza loro decidono strategie di cacciata di consiglieri regionali, strategie di ripicca verso chi si permette di esprimere pare contrario, mentre i tre giurano eterna fedeltà a Donato Toma perché “lo dico qui, davanti a tutti, sarà lui il mio prossimo presidente”, ecco che i Bruti molisani sono già pronti ad agire.

Perché “se qualcuno giura fedeltà fino alla tomba, di solito non pensa alla propria tomba”.