di Christian Ciarlante

Che differenza c’è tra reddito di cittadinanza e la social card di Tremonti del 2008? Nel 2008 l’allora ministro dell’economia del governo Berlusconi varò la Carta Acquisti di 400 euro, prepagata e assegnata a ultrasessantacinquenni e famiglie povere con bambini sotto i tre anni. Dunque, la misura messa in campo dal M5S non è poi tanto originale.

Oggi, con moneta virtuale a disposizione, il beneficiario potrà comprare beni di prima necessità, dagli alimentari, all’abbigliamento, alle medicine, oppure pagare l’affitto o un servizio tramite bonifico (in questo caso attraverso un’app). Certo, la platea interessata dal provvedimento del Governo giallo-verde è più ampia (e mette sul piatto 780 euro), ma in sostanza è la stessa cosa della social card del 2008: una pura operazione assistenziale.

Negarlo sarebbe da sciocchi. Sia la misura di Tremonti, che quella targata 5 Stelle, non hanno nulla a che vedere con la lotta alla povertà, che si combatte con reddito vero, lavoro, scuola, sanità, stato sociale, con la fine delle politiche di austerità e non con una mancia di Stato. Quando al governo c’era il centro-destra, furono prodotte 2 milioni social card, ma fu un flop. Meno di 600mila ricariche, per i requisiti troppo stringenti.

Oggi le famiglie in povertà assoluta sono circa 1 milione e 800mila, al loro interno, vivono 5 milioni di persone. Il sussidio statale, sarà in grado di abbattere la povertà o andrà a creare una nuova guerra tra poveri? C’è chi rischia di essere escluso dal provvedimento e rimanere con un pugno di mosche in mano. In tanti si chiedono: “che fine faranno la Naspi e l’anticipo Naspi dopo l’introduzione del reddito di cittadinanza?” Così come non è ancora chiaro come si evolverà il Reddito di Inclusione (REI).

Secondo Confindustria: “il reddito di cittadinanza rischia di avere un effetto scoraggiamento sulla ricerca del lavoro da parte dei disoccupati anche alla luce del livello troppo elevato del beneficio economico, fino a 780 euro al mese per un single, considerando che lo stipendio mediano dei giovani under 30 si attesta a 830 netti al mese. Altro elemento di freno è quello del meccanismo scelto per disciplinare il cumulo tra il beneficio che percepisce il nucleo nel suo insieme e redditi da lavoro che potrebbe avere un singolo componente.

La povertà si sconfigge favorendo la crescita, creando posti di lavoro per i giovani. Senza investimenti, senza riduzione del costo del lavoro, senza un abbattimento della pressione fiscale, senza un aumento degli stipendi, il nostro Paese non uscirà mai dalle sabbie mobili. Siamo in recessione tecnica e non saranno sussidi o social card a far tornare il Pil a crescere.