Con la promozione in Serie B dell’Fc Südtirol gli ultras della “Gradinata Nord Bolzano” sono tornati a chiedere di cambiare nome alla squadra di calcio. I tifosi hanno trovato l’appoggio di Fratelli d’Italia: “La società usa il calcio per imporre un marchio monolingue voluto dalla politica si torni con il nome bilingue”

BOLZANO. “Il nome Südtirol non ci rappresenta”, è questa la protesta portata avanti da un gruppo di ultras della squadra altoatesina che si è appena conquistata sul campo la promozione in Serie B. I tifosi in questione sono quelli che si riuniscono sotto il nome di “Gradinata Nord Bolzano”, un sodalizio formato da due gruppi distinti: gli “Eagles Supporters Bolzano”, nati nel 2013, e gli “Ultras Centurie”, presenti all’inizio degli anni Duemila e recentemente tornati a occupare gli spalti dello stadio Druso.

 

Per noi – si leggeva in un vecchio comunicato del gruppo degli Eagles – dal 1995 esiste solamente Fc Alto Adige. La denominazione Südtirol è una denominazione che non ci rappresenta come bolzanini e che non rappresenta i madrelingua italiana del territorio altoatesino”. Anche per questo i gadget, merchandising e striscioni collegati a questo gruppo fanno riferimento esclusivamente “all’Alto” e mai al Südtirol.

Per comprendere meglio la vicenda però è necessario fare un passo indietro e ripercorrere il cammino della squadra, fin dalla sua fondazione. Era il 1995 quando un gruppo di imprenditori, dopo il fallimento delle trattative per acquistare l’Ac Bolzano, decise di rilevare l’Sv Milland, una piccola società di Bressanone. Lo scopo era quello di fondare una squadra di calcio che potesse affermarsi a livello regionale. Così nacque l’Fc Südtirol-Alto Adige che adottò fin da subito i colori della Provincia e della città di Bolzano: il bianco e il rosso che troneggiavano anche sulla bandiera del Tirolo storico.

 

Una squadra, si legge sul sito ufficiale, che “non rappresenta una singola città, bensì fa da ambasciatore per un’intera provincia”, e che vuole essere “un modello di integrazione per i tre gruppi linguistici presenti in Alto Adige. Lo stadio è un punto d’incontro per tifosi di madrelingua italiana, tedesca e ladina e l’obiettivo è uno solo: incitare la propria squadra”.

 

Infatti, con la promozione fra i professionisti della Serie C, arrivata nel 2000, la squadra si trasferisce da Bressanone a Bolzano trovando casa allo stadio Druso, l’unico impianto adeguato agli standard della nuova categoria. Non solo, perché nel capoluogo sarà aperta una nuova sede della società mentre la squadra inizierà progressivamente a essere riconosciuta sui tabellini ufficiali semplicemente come Fc Südtirol. Una decisione che fece scoppiare non poche polemiche cavalcate soprattutto negli ambienti di Destra in chiave identitaria. Com’è noto l’Alto Adige, vittima di un’italianizzazione forzata portata avanti durante la dittatura fascista, anche nella seconda metà del ‘900 venne attraversato da forti tensioni etniche. Alcune testate giornalistiche, fino a pochi anni fa, rifiutavano la nuova denominazione continuando a riferirsi alla squadra come Fc Alto Adige.

 

A rinfocolare le polemiche arrivò la decisione da parte della società di presentare un nuovo logo in vista della stagione 2016/17. Accanto ai colori biancorossi, nella parte superiore dello stemma, è stata inserita la dicitura Fc Südtirol, mentre nella parte sottostante trova spazio il nome bilingue della città: Bolzano-Bozen. Un modo, venne spiegato, per rimarcare il legame con il capoluogo e l’intera provincia.

In meno di trent’anni la squadra di calcio non solo è riuscita a imporsi sul panorama locale ma si è persino guadagnata una storica promozione in Serie B. Con il salto di categoria però sono ricominciate le polemiche che arrivano da una parte della tifoseria e non solo. A pochi giorni dalla pubblicazione di un’intervista al gruppo degli Eagles Supporters Bolzano, nella quale viene ribadita la richiesta di cambiare nome alla squadra, gli animi si sono nuovamente accesi. Contattati da Il Dolomiti i tifosi hanno fatto sapere di aver fatto “uno strappo alla regola”, spiegando che generalmente non concedono interviste come tifo organizzato, pertanto non è stato possibile porgere alcune domande nel merito della vicenda.

 

Ad ogni modo, anche la politica ha fatto la sua mossa. Il consigliere provinciale di Fratelli d’Italia, Alessandro Urzì, ha teso una mano al gruppo ultras: “I tifosi – ha detto – sono molto più avanti dei vertici della società che usa il calcio per imporre un marchio monolingue voluto dalla politica. Così si tiene lontana la massa di tifosi di lingua italiana dalla loro ‘squadra naturale’”.

Il consigliere del partito di Giorgia Meloni ha definito “eroica”, la Gradinata nord, sostenendo che “il Südtirol solo per il nome non scalda i cuori di tutti. Diciamo solo quello che pensano tantissimi amanti del calcio che nonostante i successi della squadra sui campi non ci sono a tifare allo stadio. Molti non hanno il coraggio di dire quello che diciamo noi”. Urzì chiede infine uno “scatto di orgoglio” affinché “la società torni con il nome bilingue”. Nel frattempo la Lega di Matteo Salvini (che in Alto Adige governa con gli autonomisti dell’Svp) non sembrerebbe intenzionata a entrare bagarre politica e rimane in disparte.

 

Stando alla situazione attuale è estremamente improbabile che la società si faccia influenzare dalle polemiche, che comunque arrivano solo da una parte della tifoseria ma che trovano l’appoggio dei partiti della Destra italiana. Ciononostante in provincia di Bolzano simili discorsi fanno sempre una certa presa soprattutto su parte dell’opinione pubblica di madrelingua italiana e non è escluso che le polemiche di questi giorni possano allargarsi.

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