di Christian Ciarlante

Un chiacchiericcio che non diverte, ma che alla lunga stanca e non produce effetti. Si parla tanto, troppo e molto spesso senza arrivare mai al sodo. Tutto rimane sospeso in un limbo senza tempo, ma c’è un popolo che attende, con pazienza, una svolta che non arriverà mai. A distanza di tempo, la fotografia di questa regione è sempre più sbiadita, più amara, così oscena, che non merita neanche più di essere guardata.

Mette malinconia, suscita tristezza al tal punto che non fa più pena, ma guardandola, sul viso, non può che comparire un ghigno di dolore. Siamo vittime delle parole, delle chiacchiere da osteria, di quelle da bar. I parolieri sono ‘killer’ con licenza di illudere, ottimi venditori di fumo e di speranze. Se ogni parola detta valesse un centesimo, oggi il Molise sarebbe una terra opulenta. E allora è inutile illudersi: di fronte ad una montagna discorsi, si corre il rischio solo di rimanere sepolti. Le teste dei molisani sono piene di promesse, di “non vi preoccupate”, di “ce la faremo”, di “stiamo crescendo”, di “la crisi è alle spalle”, e per citare Ligabue: “Il meglio deve ancora venire”.

Su sanità, economia e lavoro, con tutto quello che ci hanno raccontato, oggi dovremmo avere ospedali efficienti dove non si muore, la disoccupazione dovrebbe essere rasente lo zero e il Pil dovrebbe correre più veloce di Usain Bolt. Questo se le profezie dispensate in questi anni si fossero avverate. Peccato che la realtà abbia tutt’altro volto, un volto simile a quello ben rappresentato da “L’urlo” di Munch, opera famosissima che rende bene l’idea. Il Molise è fermo da oltre 20 anni al chiacchiericcio: niente di più e niente di meno.

Siamo fermi al semaforo in attesa del verde, perennemente intrappolati in una marea di inutili parole. Sarebbe il caso di prenderla spiritosamente. Di scompisciarsi dalle risa, come avrebbe detto Totò. Di metterla in ‘cojonella’, come si usa dire a Roma. Ma adesso, il tempo di ridere e scherzare è finito da un pezzo.

Illo tempore, un ex governatore aveva detto che dopo tanti sacrifici avremmo visto i risultati: “Finalmente il Molise è tornato a crescere”! Queste le ultime parole famose. Evidentemente qualcosa non ha funzionato. Oggi della famosa ripresa non c’è traccia, basta dare un’occhiata ai dati economici per rendersene conto. Non serve essere economisti per capire che tira ancora una brutta aria.

Sono stati spesi fiumi di parole per ‘intortarci’, ma la verità è che, con le famose chiacchiere, navighiamo ancora verso l’abisso della stagnazione, della recessione, della depressione e della disoccupazione galoppante. Negli ultimi anni ai molisani sono state proposte false soluzioni economiche, false prospettive sociali, false speranze di lavoro; perfino l’area di crisi è andata in crisi!

Rimettere in moto una regione, che al momento è ferma su quattro blocchi di cemento, sarà opera ardua. L’esecutivo regionale metta da parte le belle dichiarazioni di intenti e abbia il coraggio di compiere scelte decisive. Le famiglie molisane stanno affrontando con grande dignità le difficoltà peggiori. Mancanza di sviluppo e di posti di lavoro per i giovani hanno messo in ginocchio il Molise, ma non sarà con le sole chiacchiere che usciremo dalle sabbie mobili.