In un periodo nel quale le preoccupazioni si moltiplicano e all’incertezza economica si accompagna una crisi più generale, anche di coscienza, si ascoltano con attenzione le proposte risolutive, confidando che presto o tardi ve ne sarà una valida, non estemporanea, ma di quelle proiettate nel futuro che, tanto più richiedono organizzazione ed impegno, tanto più sono apprezzabili, palesando la vena di serietà ed  ottimismo che le anima.

Tra queste, nell’oramai familiare contesto delle problematiche attuali, alcune comuni ad altri Paesi Europei, altre tipicamente italiane, a L’Opinione, programma radiofonico trasmesso da Radio Centro Musica, il Sen. Manuel Vescovi (Lega Salvini Premier), ha, recentemente, illustrato il DDL “Stati Uniti D’Italia”, riassumibile nello slogan “Italia Presidenziale, Federale e Meritocratica”.

Descrivendo il DDL, approfondito nell’omonimo libro “Stati Uniti D’Italia – obiettivo 2028” di Manuel Vescovi, il senatore, con il consueto fare propositivo che lo contraddistingue, dopo aver evidenziato le criticità del nostro Paese, non si limita a generiche soluzioni, ma offre una visione, convinto che, per invertire il trend negativo in atto, sia necessario un profondo cambiamento.

Il disegno di legge è difatti un progetto di riforma costituzionale di ampio respiro che vanta, tra i suoi firmatari, oltre al Sen. Vescovi, politici appartenenti a diverse fazioni; proprio questo aspetto induce ad una riflessione sul futuro assetto dell’Italia e sull’attuale declino, riflessione ancor più necessaria alla luce del fallimento del Referendum sulla giustizia.

La scarsa affluenza alle urne ha tradito, anche in questa circostanza, l’indifferenza di gran parte della popolazione alla Res Publica, né si può realmente pensare che la mancata partecipazione sia dipesa esclusivamente dall’invito di qualche partito a non votare o da una non sufficiente informazione mediatica sui quesiti.

Affermare ciò significherebbe aver dimenticato che anche durante l’ultima elezione del Presidente della Repubblica si era diffusa tra i più l’opinione dell’incapacità dei partiti a convergere su un unico nome e che il Mattarella bis, dopo più votazioni, non fosse altro che l’unica strada percorribile per avere un Presidente in Italia.

E’ doveroso chiedersi se una forma di Governo come quella di tipo “presidenziale” possa riavvicinare alla politica i cittadini perché in grado di renderli maggiormente coinvolti nelle scelte e nella vita del Paese; del resto, uno dei motivi di maggior sfiducia della popolazione nei confronti delle istituzioni è il generale sentimento di irrilevanza del proprio voto e ciò a causa di un sistema che ha permesso che per anni in Italia vi fossero Premier mai eletti.

L’elezione diretta del Presidente sembrerebbe scongiurare quindi le tristemente note sorprese post-votazione e i Governi di rimpasto o di eccessivamente larghe intese.

E se la stabilità politica può essere garantita da questa forma di governo, l’esame dei vari punti di riforma costituzionale induce a chiedersi se la ripresa e lo sviluppo economico, con il necessario superamento della burocrazia necessitino realmente di un assetto politico-amministrativo di tipo federale.

E’ certo che il DDL presentato dal Sen. Vescovi rivisita in chiave moderna il federalismo di matrice bossiana, con l’evidente finalità di presentare un progetto più ambizioso e maggiormente aderente alle attuali necessità e non sorprende che, nel libro del Sen. Vescovi, “Stati Uniti D’Italia – obiettivo 2028”, giocando d’anticipo, siano state evidenziate quali sarebbero, a livello economico, gli effetti favorevoli del federalismo per le regioni Sud.

Una relazione economica che offre spunti per approfondimenti e sembrerebbe voler troncare in nuce le critiche da sempre mosse al federalismo vecchio stampo.

La valorizzazione delle peculiarità dei singoli contesti regionali, contestualmente ad una accentuata responsabilità degli Enti Locali, potrebbe essere dunque la strada da percorrere per il cambiamento di cui il nostro Paese ha bisogno.

E’ certo che, ad oggi, coesistono  due forze, solo apparentemente contrapposte: una tende verso il basso, guarda alle Regioni ed alle loro particolarità, perché il futuro, sia esso politico, sociale o economico, non può prescindere dalla specificità dei contesti territoriali e culturali, mentre l’altra  tende averso l’alto, all’Europa, ai sistemi sovranazionali, nata dalla consapevolezza che non sia possibile arrestare  la globalizzazione in atto.

Una riflessione finale è doverosa: in questo momento storico, il Disegno di Legge per un’Italia Presidenziale, Federale e Meritocratica, è il progetto in grado di trasmettere fiducia e vincere la disillusione del popolo italiano?

Emanuela Fancelli

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