Il complesso di superiorità della sinistra comunista e postcomunista è antico e viene da molto lontano. A partire da Palmiro Togliatti, definito addirittura, chissà per quali meriti, il Migliore, e passando attraverso la “questione morale” di Enrico Berlinguer e l’ostentazione delle mani pulite, si fa per dire, da parte di Achille Occhetto, il Partito Comunista Italiano prima e il Pds-Ds-Pd dopo, con l’asservimento di una fetta del mondo cattolico, si sono sempre atteggiati a rappresentanti dell’Italia onesta e legalitaria.

E hanno costantemente attribuito agli avversari politici, considerati peraltro come nemici da odiare, (le forze del vecchio pentapartito, con cui, tuttavia, i comunisti condivisero anni di potere consociativo, Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e per finire, Giorgia Meloni), una specie di feeling con il Paese peggiore e con tutti quelli che, in forme più o meno gravi, cercano di aggirare la legge. Sono successe talmente tante cose, almeno dagli anni Novanta ad oggi, per le quali è diventato difficile considerare la sinistra italiana come una realtà immacolata.

Ai tempi di Tangentopoli la Procura di Milano scelse di risparmiare il gruppo dirigente postcomunista, per ragioni più politiche che giudiziarie, ma si sarebbe potuto procedere così come si fece con democristiani e socialisti. La carne al fuoco non mancava, dai finanziamenti illeciti pro-Pci dell’allora Unione Sovietica agli affari delle cooperative rosse. Anche determinate vicende di oggi come i casi rispettivamente del deputato di Verdi – Sinistra italiana Aboubakar Soumahoro e dell’eurodeputato Pd di osservanza bersaniana Antonio Panzeri, evidenziano come quella questione morale posta tanti anni fa da Berlinguer riguardi anche, e non poco, la sinistra di questo Paese. Trent’anni fa corrotti e corruttori utilizzavano valigette ventiquattr’ore e buste chiuse, (le famose bustarelle), ma oggi ciò non basta più e bisogna ricorrere a dei sacchi per movimentare e nascondere il denaro illecito.

Da qui a qualche tempo cosa dovremmo aspettarci? Magari dei rimorchi di camion stracolmi di banconote? Nonostante tutto questo, la sinistra non perde la propria sicumera, e nemmeno la faccia tosta, e, con il solito ditino alzato, ha il coraggio di dire che il Governo Meloni, attraverso alcune misure contenute nella Manovra economica, proteggerebbe scientemente gli evasori fiscali. L’innalzamento del tetto al contante a 5 mila euro, peraltro più timido rispetto ai parametri delle Istituzioni europee, che indicano una soglia massima di 10 mila euro, e la battaglia per la sostenibilità economica dell’uso del Pos da parte dei piccoli commercianti, rappresenterebbero una specie di incoraggiamento all’evasione. Nulla di più falso e menzognero.

Anzitutto, al Pd e a tutto il mondo collaterale che gli gira attorno, conviene evitare il moralismo sull’utilizzo del denaro contante perché i sacchi di soldi provenienti dal Qatar, rigorosamente cash, non sono stati trovati, per dire, nell’abitazione di un eurodeputato di Fratelli d’Italia o della Lega. Questo dovrebbe già bastare a spingere la sinistra ad un salutare silenzio circa i contanti, quantomeno per mantenere un minimo di decenza. In ogni caso, non c’è alcuna correlazione  fra una maggiore libertà di disporre del proprio denaro e le frodi fiscali, che possono avvenire anche nel quadro di una economia basata perlopiù sulla moneta elettronica. Semmai, ciò che agisce da stimolo alle furbizie, più o meno grandi, di alcuni in Italia, è l’ordinamento fiscale iniquo, sballato e soffocante per una vasta platea di contribuenti.

C’è qualcosa che non va già nel momento in cui lo Stato chiede di più di quanto si possa guadagnare e prima dell’avvenuto incasso delle fatture da parte di imprese e professionisti.

Si tratta di un sistema forte con i deboli e debole con i forti in cui gli onesti, a volte terrorizzati da uno Stato che dovrebbe essere amico, (ricordiamo le persecuzioni arbitrarie di Equitalia), pagano fino all’ultimo centesimo e fino a rovinarsi l’esistenza pur di salvare la propria attività e magari un pezzo di casa conquistato con enormi sacrifici. Pagano finché possono e quando giungono al punto di non ritorno abbassano le saracinesche. Non dimentichiamo mai coloro i quali, soprattutto durante il periodo del Governo di Mario Monti, si sono suicidati perché non hanno trovato altre soluzioni al di fuori della morte alle loro drammatiche difficoltà economiche.

Mentre i furbi o gli audaci, una volta messi in sicurezza i beni, intestandoli ovviamente ad altri, non temono più di tanto le punizioni per le tasse non pagate perché sanno che lo Stato più di tanto non può andare con gli scaltri e preferisce raschiare il fondo del barile laddove è più semplice, ossia presso quei contribuenti più facilmente reperibili perché abituati o costretti a lasciare tutto, case e conti correnti, alla luce del sole. Un sistema serio prevede invece una imposizione fiscale anzitutto ragionevole, (non si può versare all’erario più di quanto si guadagna ed è possibile abbassare le tasse in Italia, se si interviene sulla spesa pubblica improduttiva), e nel contempo è rigoroso con gli evasori.

Occorre pagare meno, ma sapere anche che se ci si sottrae ad alcuni doveri si va incontro a seri rischi. Non deve più essere conveniente e attraente evadere le tasse.

Proprio alla classe dirigente espressa dal Governo Meloni spetta il compito, nel corso della legislatura, di rivoluzionare il fisco italiano e di cambiare il rapporto, oggi malinteso e squilibrato, fra lo Stato e i contribuenti.

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