L’editoriale del direttore di Telemolise Manuela Petescia.

 

Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa del Comitato “Verità, Dignità e Tutele Vittime Covid-19”

“Un’occasione persa per stare dalla parte di chi soffre ed è vittima, un’occasione persa per fare il cane da guardia del popolo, come si definiva una volta il ruolo del giornalismo vero. In poche parole, un’occasione persa per fare bene il proprio lavoro. La brutta pagina mandata in onda da Telemolise, a firma della sua direttrice del Tg, rende necessaria una presa di posizione e la risposta di chi la pandemia da Covid-19 l’ha vissuta e la sta vivendo sulla sua pelle: i contagiati, gli ammalati e i parenti di chi ha perso una o più persone care.

Noi del Comitato vittime del Covid respingiamo al mittente con decisione e con indignazione le accuse lanciate dalla direttrice in un servizio andato in onda di recente in cui prendeva smaccatamente le parti della politica che amministra la nostra regione, invece di approfondire e dare voce alle problematiche gravi denunciate dalle vittime del Covid e che riguardano l’intera popolazione molisana. Noi non siamo pedine di nessuno, come ci ha accusato di essere la direttrice, non siamo disorientati, spaventati né in cerca dell’uomo forte. Siamo vittime, prima di tutto della malasanità regionale, solo poi del Covid.

Siamo arrabbiati e determinati a far venire fuori le vere responsabilità di chi continua a gestire la pandemia in modo sbagliato, facendo scelte che hanno peggiorato di gran lunga gli effetti del virus e che hanno messo in ginocchio la sanità molisana, più di quanto non fosse già stata messa in ginocchio dalle amministrazioni regionali che si sono succedute negli anni. Non abbiamo una bandiera politica né da portare né da difendere e nessuno deve azzardarsi a mettercela, compreso Telemolise.

Descrivere chi ha combattuto la malattia e ha sotterrato i propri affetti come povera gente sprovveduta in balia di approfittatori che fanno speculazioni politiche per improbabili candidature alla successione del governo della regione è solo un modo per nascondere, strumentalmente, le gravi colpe di chi al governo della Regione ci sta davvero e ci sta ora, unico vero responsabile delle scelte fatte. Noi non partecipiamo a nessun disegno per destabilizzare le istituzioni, accusa gravissima di cui la direttrice dovrà rispondere.

Non siamo vittime inconsapevoli e in buona fede di alcun disegno elettorale, descriverci in questo modo significa sminuire la nostra volontà e le nostre decisioni, sminuire persino i nostri lutti. Dietro di noi ci sono morti, dolore e la ferma intenzione di identificare, tramite i nostri avvocati, i responsabili di errori e mala gestione di cui gli autori dovranno rispondere.

Un giornalista ha il dovere di cercare la verità e illuminare le periferie del mondo, ha il dovere di dare voce alle vittime in cerca di giustizia, non di difendere le scelte del governo per partito preso, anche quando queste si sono rivelate disastrose e hanno causato l’attuale stato di dismissione della sanità regionale, problema che non interessa soli i malati Covid, ma anche e soprattutto la maggioranza dei molisani che sono affetti da altre patologie tempo dipendenti e che oggi non hanno più un ospedale dove andare a curarsi.

Addirittura è la stessa direttrice che ammette che gli errori e le incapacità organizzative nel campo sanitario esistono (errori e incapacità, usa due parole che individuano responsabilità gravissime), ma invece di fare il suo dovere e cercare di capire di chi sia la responsabilità degli errori e chi sia l’incapace che li sta facendo, definisce le nostre doglianze un “mantra”, accusa chi sta cercando faticosamente e dolorosamente di invertire la rotta di questa deriva sanitaria di fare sciacallaggio politico, di essere fautore di una nuova epoca oscurantista, parla di sentieri di medievale memoria e addirittura di persone che costruirebbero la propria fortuna facendo perno sul terrore della malattia e sullo spettro della povertà, senza però avere il coraggio di fare nomi e cognomi, di dare un volto e un senso alle sue generiche calunnie, di portare prove e fatti concreti alle sue difese d’ufficio del governatore.

Se una giornalista fa questo, senza aver mai cercato di capire e aver mai portato all’attenzione del pubblico le ragioni e le storie di chi ha chiesto invano aiuto e ora si rivolge alla giustizia con prove sconcertanti alla mano, definendoci persone in cerca di soluzioni messianiche e trasformando la nostra battaglia per la verità in quello che la direttrice descrive come il tentativo penoso di sviare l’attenzione e tirare la volata a ipotetici partiti del Covid, non è degna del ruolo che ha, soprattutto se quella giornalista dirige un giornale che ha beneficiato di finanziamenti pubblici arrivati proprio dal governatore di cui oggi fa la difesa d’ufficio, violando in questo modo non solo la sua missione professionale, in pieno e palese conflitto di interesse, ma anche la deontologia che regola il giornalismo nel nostro Paese.

Per questo noi del Comitato vittime del Covid annunciamo un esposto al Consiglio di disciplina dell’Ordine regionale dei giornalisti e ci riserviamo di adire ogni via per ristabilire la verità così grossolanamente travisata e per impedire a chiunque di usare il nostro dolore per scopi propagandistici”.

Il presidente del Comitato
Francesco Mancini