di Francesca Rocchio, Ph.D.

“Coff…coff…coff”, “coff…coff…coff…coff”.
Pesantemente assonnate le palpebre cercano la luce. Buio.
“Coff…coff…coff…coff”, “coff…coff…coff”, “coff…coff…coff”.
“Ma che ore sono?! Oh le 2 e 30 del mattino”.
“Coff…coff” insistente dalla camera di fianco: “la bambina”.
Scivoli via dal letto, tra il preoccupato e l’assonnato.
“Coff…coff…mamma non mi sento bene”. Ed eccola lì, rossa in volto per lo sforzo del tossire, occhi lucidi… ci siamo, è influenza!

Scenario comune? Quante volte abbiamo vissuto, noi e i nostri cari, la stessa esperienza? Tante. Il motivo? Piccoli patogeni, virali e batterici, che praticamente vivono con noi, su di noi e dentro di noi. Di solito il nostro efficientissimo sistema immunitario combatte senza tregua tutte le minacce scongiurando la malattia, ma a volte, per cause diverse, non riesce ed eccoci lì: nel letto o sul divano mummificati sotto pesanti coperte, messi al tappeto da un germe. Ma cosa si può fare per evitare di essere sconfitti dai malanni stagionali? Facile: vaccinarsi!

Ma esattamente cos’è un vaccino? Andiamo a vederlo insieme: il vaccino è un preparato contenente proteine provenienti da uno specifico patogeno che vengono opportunamente trattate in modo da eliminare la virulenza ed al contempo non perdere le proprietà antigeniche necessarie alla produzione di anticorpi specifici contro il patogeno stesso. Difficile da masticare come concetto, vero? Cerchiamo allora di semplificarlo così: l’idea alla base dei vaccini è quella di rendere innocuo il patogeno (il brutto) in modo tale da sfruttarlo per attivare il nostro sistema immunitario (il bello) e farlo combattere contro il patogeno stesso.

Figo, eh?! Eppure, per quanto sembri una cosa così sofisticata, in realtà ha avuto origine nel 430 a.C nell’odierna Atene. Al giorno d’oggi la validità dei vaccini viene messa in discussione sulla base di tanta ignoranza che nutre la paura. Da questo nascono tutte le varie storie sulla presenza di metalli pesanti nelle formulazioni farmaceutiche (continuamente smentita), sul rischio di autismo (non è mai stata dimostrata una correlazione) e possibili altri effetti collaterali gravi. A queste paure di solito la scienza risponde sempre con delle statistiche che spesso o vengono bellamente ignorate o addirittura fungono come appiglio per ulteriori polemiche (questo perché il rischio zero in scienza non esiste!).

Purtroppo queste insicurezze nascono, paradossalmente, dalle sicurezze odierne che i vaccini stessi ci hanno procurato. Non abbiamo più paura della polio o del vaiolo perché non ne vediamo più gli effetti, ma perché? Perché i nostri genitori portano ancora sulle loro braccia i segni della “lotta senza quartiere” che fu condotta contro queste terribili malattie!
Grazie alle campagne vaccinali italiane degli ultimi 40 oggi pensiamo di essere immuni, di aver superato il bisogno di prevenire alcune malattie. Ma purtroppo non è così. Pensiamo ad esempio che il colera, terribile infezione causata dal Vibrio cholerae, tornò a far parlare di sé nell’agosto del ’73 a Napoli.

Anche se l’influenza stagionale non è assolutamente grave quanto il colera, è vero che questa, nei bambini e negli anziani, può comportare delle complicanze più o meno gravi che vanno dalla polmonite alle endocarditi. Per cui non abbassiamo la guardia e ricordiamoci che novembre è il mese in cui l’influenza stagionale fa la sua prima apparizione annuale, ed è il mese giusto per vaccinarsi, perché il vaccino diventa efficace dopo circa due settimane dalla somministrazione e di solito i picchi epidemici si verificano verso la fine di dicembre.
Ma allora perché rischiare?! Io vaccino, e tu?

Per i piú curiosi

1. http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/campania/2013/08/24/Napoli-40-anni-fa-incubo-colera_9192992.html
2. http://www.epicentro.iss.it/problemi/vaiolo/vaiolo.asp
3. http://www.butac.it/attualmente-vaccini-3-qualita-quantita/
4. http://www.butac.it/attualmente-vaccini-parte-1-se-non-conosci-non-giudicare/
5. https://www.epicentro.iss.it/influenza/influenza
6. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6502166/ (ARTICOLO SCIENTIFICO)

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