Di Redazione politica

I minuti scandiscono le oltre due ore di trattativa che si cela dietro al silenzio proveniente da Palazzo D’Aimmo. A via IV Novembre di Campobasso, per strada, un gruppo di manifestanti urla e inveisce contro gli eletti in Regione per i 400 morti che la cattiva gestione ospedaliera del Covid ha prodotto in Molise.

Loro, gli eletti, sono chiusi negli uffici del Consiglio regionale dove la maggioranza sta trattando con i 5 Stelle. Gli interlocutori sono: Salvatore Micone con Angelo Primiani, Roberto Di Baggio con Vittorio Nola. Poi, tutti, con il capogruppo dei 5 Stelle Andrea Greco. L’obiettivo: garantire ai pentastellati la rimozione di Florenzano.

Resterebbe invece in piedi la presenza del sub commissario Ida Grossi, occhi e orecchie di Toma all’interno della struttura commissariale, e intoccabile per i grillini molisani. Nonostante l’opposizione della stessa Grossi al centro Covid a Larino. Per molti, è lei la mente che ha boicottato la realizzazione di un centro Covid dedicato con oltre 200 posti letto per i molisani al Vietri di Larino.

Ed è sempre Larino il pomo della discordia. Iorio, Calenda e Romagnuolo non hanno intenzione di mollare: Toma deve intervenire a Roma per rimuovere anche la Grossi dopo Giustini, rimuovere i vertici Asrem e, vista la situazione di stallo per la costruzione della torre Covid arenata su una progettazione sbagliata, cambiare direzione. Come? Il presidente della Regione Molise deve intervenire su Roma per stoppare la torre Covid a Campobasso e fare, in brevissimo tempo, il Covid a Larino.

Iorio è stato chiaro: o si fa tutto questo oppure sono pronto a sfiduciare Toma”. E sembrerebbe che stavolta i numeri ci sono sul serio se le opposizioni vogliono davvero attuare il ruolo per cui sono stati eletti.

Ed è su questo che verte la trattativa. Per restare a galla Toma è disposto a rimuovere Florenzano, scaricando su di lui le responsabilità della cattiva organizzazione del Covid in Molise. Ma vuole che l’input gli venga dato dal Consiglio regionale evitando il centro Covid a Larino.

La cacciata di Florenzano dovrebbe poi indurre indurre i grillini a non seguire i tre del centrodestra nella mozione di sfiducia. Restando ancorati alle loro comode indennità che, in caso di un ritorno al voto anticipato, nessuno gli potrebbe garantire.