di Christian Ciarlante

Nel discorrere con il titolare di un’attività commerciale di Isernia, ho appreso a malincuore che lo sfortunato non ha ricevuto sul conto corrente nessun contributo dai ‘Decreti Ristori’. Dopo aver espletato le domande come da prassi, in modo corretto, ha atteso inutilmente l’accredito invano.

Cos’è successo allora? Semplice: i codici ‘Ateco’ di molte attività commerciali non sono stati aggiornati, beffando i titolari di partite Iva. In pratica, nei terminali dell’Entrate, risultano ancora i codici ‘Ateco’ vecchi di quando sono state aperte le attività.

Ragion per cui i bonifici sono stati eseguiti solo su conti correnti di chi ha i codici nuovi. Un problema che ha interessato tante, forse troppe attività commerciali in tutta Italia. L’Agenzia se n’è accorta solo dopo svariate segnalazioni arrivate da chi è rimasto con un pugno di mosche in mano. Com’è possibile che si sia verificato un disguido del genere in un momento così delicato?

Il codice ‘Ateco’ serve per classificare l’attività economica svolta in regime di partita Iva e capire quindi qual è il regime fiscale e contributivo che si applica a chi svolge una certa attività economica.

Chi svolga più attività che ricadono sotto diverse classificazioni, può avere un codice ‘Ateco’ primario ed altri codici ‘Ateco’ secondari. Il codice primario viene assegnato in base all’attività preponderante svolta dall’operatore economico. Nel caso di cambio dell’attività economica svolta, occorre cambiare codice e comunicare il cambio al fisco.

Dato che le tasse vengono pagate ogni anno ed il fisco può avvalersi anche dei corrispettivi elettronici, verrebbe da chiedersi come mai questi codici non si aggiornino in automatico attraverso delle comunicazioni con le Camere di Commercio. Inoltre, i codici sono riportati anche sulle visure camerali. Stranezze di un’Italia che vive di follie burocratiche, le cui demenzialità si riverberano sempre su cittadini e lavoratori.

Per molti sarà difficile restare aperti; se poi non hanno avuto nessun aiuto per tamponare le ferite, il tutto rischia di complicarsi ulteriormente. Errori burocratici e poca pignoleria da parte dei commercianti, possono costare caro. Lo scarica barile non è utile a nessuno; quel che conta è che errori simili non si ripetano in futuro. Ora è necessario trovare un modo per risolvere, quanto prima, il disastro.

E’ quanto mai stucchevole riempirsi la bocca con la parola ‘ristori’, se poi la realtà con cui ci si trova a fare i conti, è quella descritta.