di T.A.

Tutti i Comuni li annoverano, additandoli alle collettività locali per il loro altissimo senso umanitario. Si allude ai tanti benemeriti ambosessi del Molise, prodigatisi in vita per il prossimo in punto di sociale umanità. Li “contano” con giusto, doveroso e malcelato orgoglio le popolazioni e gli enti locali in cui tali insigni personaggi -di cui di seguito si dirà- sono nati e vissuti, dando il massimo di se stessi perché l’altrui esistenza fosse quanto più positiva possibile. Come scritto se ne riscontrano ovunque a dimostrazione che il bene -quanto si vuole- primeggia decisamente, ribadendo la qualità primaria di ciascuna donna e di ogni singolo uomo, ossia fare ed operare per il prossimo. Citiamo, giusto per iniziare, gli esempi in tal senso che arrivano da Venafro, ribadito che dappertutto esistono tali bellissime realtà socio/umanitarie ed invitando coloro che ne sono a conoscenza a far pervenire in redazione notizie al riguardo. Partiamo quindi con benemerite e benemeriti di Venafro, iniziando con una giovane donna : Ritamaria Matteo. Era studentessa universitaria e per tenersi agli studi lavorava anche. In piena convinzione ed assolutamente determinata aveva espresso a familiari ed amici la chiara intenzione di essere donatrice di organi in caso di situazioni estreme e giust’appunto un tragico incidente stradale occorsole in autostrada concretizzò la sua idea : le vennero espiantata gli organi donati a chi ne aveva necessità e Venafro per ricordarla le ha intitolato la sede dell’Aido all’interno del SS Rosario, l’ospedale cittadino. Da una donna ad un uomo, il Cav. Giovanni Atella : questi, ammogliato e senza figli, dispose che i suoi beni materiali -il denaro- venisse in gran parte devoluto per le necessità del predetto ospedale venafrano, cui comprò la prima autoambulanza ed un motocarro per il trasporto di bombole di ossigeno ed altro per l’assistenza. Destinò altresì -si era negli anni ’60 !- DIECI MILIONI DI LIRE sempre al SS Rosario per le necessità operative e DUE MILIONI al Convento Francescano di Venafro, oltre a disporre offerte annuali di generi di prima necessità a poveri e bisognosi. Il tutto è ricordato in apposita targa bronzea all’ingresso del nosocomio venafrano. In chiusura, la doverosa citazione per il Marchese Alessandro Del Prete. I familiari del nobil’uomo, persona assai magnanima e ben voluta, vollero donare alla collettività venafrana il terreno su cui sorge oggi il rettangolo calcistico di gioco alla periferia occidentale della città, in ragione della volontà espressa in vita dal Marchese. E Venafro, in segno di gratitudine e ringraziamento, gli ha intitolato la stessa struttura sportiva. Rita Maria Matteo, il Cav. Giovanni Atella ed il Marchese Alessandro Del Prete, tre degne figure da ricordare e trasmettere ai contemporanei per il loro altissimo senso socio/umanitario. Ed è un vero piacere rinnovarne gli esempi di vita soprattutto alle nuove generazioni perché crescano nella consapevolezza del bene come qualità primaria dell’essere umano. Si attendono altre testimonianze analoghe per diffonderle.

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