di Redazione

La dottoressa Viviana Di Palma non pare abbia digerito la decisione del giudice per l’udienza preliminare, Veronica D’Agnone, che lo scorso 6 settembre ha stabilito il non luogo a procedere per l’ipotetico abuso d’ufficio commesso in occasione della nomina conferita all’ex consigliere regionale Nicola Eugenio Romagnolo a commissario del Consorzio per lo sviluppo industriale di Campobasso – Bojano.
Il pm Di Palma ha infatti impugnato l’atto del gip alla Corte d’Appello di Campobasso che dovrebbe decidere se rinviare o meno a giudizio le 8 persone coinvolte il prossimo 20 giugno.
Coinvolti sono l’ex presidente della Regione Molise Donato Toma e la sua ex giunta: l’attuale presidente del Consiglio regionale Quintino Pallante, l’attuale assessore Michele Marone, l’attuale sottosegretario Vincenzo Niro, gli ex assessori Filomena Calenda e Vincenzo Cotugno, l’attuale consigliere regionale Nicola Cavaliere e lo stesso Nico Romagnuolo. Secondo l’accusa Romagnuolo, che fu costretto (insieme a Paola Matteo, Massimiliano Scarabeo e Antonio Tedeschi) a lasciare Palazzo D’Aimmo per effetto della revoca della norma sulla surroga, non poteva assumere l’incarico di commissario del nucleo industriale di Campobasso-Bojano, che invece la giunta gli conferì nonostante non fossero trascorsi due anni che devono necessariamente intercorrere tra la cessazione della carica di componente del Consiglio della Regione e il conferimento di un incarico di amministratore di un ente regionale. Per la Procura la nomina è avvenuta violando la legge in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati di controllo pubblico. La vicenda era già finita sotto i riflettori della cronaca per via di un pronunciamento dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), a cui si erano rivolti i consiglieri regionali del Movimento 5 stelle. L’incarico, sancì l’Anac il 27 maggio del 2021, è nullo. All’epoca l’Anac chiarì che il Nucleo è ente sub regionale, su cui Palazzo Vitale ha poteri di controllo e di nomina del commissario. Un ricorso corposo quello a firma del pm Viviana Di Palma che, in 26 pagine, illustra le motivazioni giuridiche e procedurali per le quali chiede alla Corte d’Appello di accogliere il ricorso e riformare la sentenza.

 

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