Una partenza pirotecnica quella di Fuori dal coro, il programma di Mario Giordano su Rete 4. Il conduttore esordisce nel buio dello studio e si rivolge al solito Donato. Nessuno si aspettava una campagna elettorale d’agosto ma tant’è, la situazione è questa e il giornalista lancia una canzone parodia, il classico tormentone estivo declinato sul voto balneare. “Parlano al futuro facendo promesse ama dimenticano il passato”, afferma Giordano nella puntata di martedì 30 agosto, la prima della nuova stagione di Fuori dal coro, e passa in rassegna le “sentenze” dei politici, sempre disattese.

Come quando Carlo Calenda aveva detto: “Di Matteo Renzi non mi frega nulla, non abbiamo intenzione di fare un partito con lui. Mi fa orrore”. E poi, dopo il naufragio dell’asse Pd-Azione, è nato il Terzo polo dopo. Nella galleria degli “orrori” non poteva mancare Luigi Di Maio che non voleva avere niente a che fare con il “partito di Bibbiano”, ma anche il duro commento che risale al 2019 riservato da Mara Carfagna a Calenda: “Un cafone, ragazzino viziato”, salvo poi lasciare Forza Italia per accasarsi in Azione.  “Parlano del futuro e dimenticano il passato, effetto della campagna elettorale d’agosto…” sintetizza Giordano.

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