Con la campagna elettorale in corso, continua la serie di interviste dell’avv. Emanuela Fancelli ai candidati alle politiche 2022, per offrire ai nostri lettori uno spunto di riflessione in vista delle elezioni del prossimo 25 settembre 2022

Uno dei protagonisti di questa campagna elettorale è il Sen. Antonio Misiani che, gentilmente, ha risposto ad alcune nostre domande.
Senatore, dov’è candidato esattamente e a quale formazione politica appartiene.
Sono il responsabile economico del Partito Democratico e sono candidato al Senato per il centrosinistra nel collegio uninominale di Milano Città e nel collegio plurinominale della Regione Puglia.
Qual è l’obiettivo che ha ispirato il programma elettorale?
L’Italia sta attraversando una fase difficile.
La guerra, la crisi energetica, l’inflazione stanno allargando le disuguaglianze e rallentando la crescita economica. Dobbiamo affrontare questa emergenza con interventi coraggiosi sul fronte dell’energia e dobbiamo rilanciare lo sviluppo nel medio periodo, attuando il Piano nazionale per la ripresa e la resilienza e un programma di misure per creare lavoro e ridurre le disuguaglianze nel nostro Paese.
Tenuto conto degli attuali aumenti dei costi e della crisi economica, con la riforma che ritiene più urgente per il benessere degli italiani?
Io credo che da una parte sia necessario intervenire sul costo dell’energia, proseguendo la politica di diversificazione degli approvvigionamenti e di compensazione delle imprese e delle famiglie avviata dal governo Draghi. Serve però un passo in più: è necessario un tetto al costo delle bollette a livello nazionale, in attesa che l’Europa decida il price cap sul gas. Dobbiamo restituire potere d’acquisto ai redditi fissi, tagliando il cuneo fiscale sui salari bassi e medi e potenziando la 14.ª per i pensionati, fino ad attribuire una mensilità in più a coloro che stanno subendo più di tutti le conseguenze dell’inflazione.
Negli anni lei ha mantenuto un legame con il territorio, in particolare con quello lombardo. Può esporci le problematiche locali e l’eventuale riforme da attuare?
La Lombardia è la regione più avanzata d’Italia dal punto di vista economico, ma soffre di problemi che non sono stati affrontati adeguatamente dalla Giunta regionale. Il sistema sanitario ha evidenziato tutti i suoi limiti durante la pandemia e nei mesi scorsi la giunta Fontana ha varato una riforma che è poco più di un maquillage. Serve un cambiamento profondo della sanità lombarda facendo leva sui fondi del PNRR che permetteranno di rafforzare i servizi sul territorio, che è la carenza più grave nella nostra regione.
La Lombardia ha un problema enorme di inquinamento ambientale. Basti vedere le foto satellitari, mostrano un’unica grande nube di smog che avvolge l’intera pianura padana. Se c’è un luogo in Italia dove accelerare la transizione ecologica è la Lombardia. Servono scelte coraggiose sull’efficientamento energetico, sul cambiamento della mobilità nella direzione di una maggiore sostenibilità. Su politiche molto coraggiose sul versante ambientale. La Lombardia è una regione molto forte dal punto di vista economico e occupazionale, ma anche nella nostra regione gran parte dei giovani entrano nel mondo del lavoro con contratti precari in condizioni di grande insicurezza. La Lombardia deve essere invece il laboratorio dove sperimentare un nuovo modello fatto di politiche attive e di nuove regole del mondo del lavoro che garantiscano una base di diritti a tutti i lavoratori, a prescindere che siano dipendenti, autonomi o parasubordinati.
Con le dimissioni di Draghi e le elezioni anticipate, l’Italia non ha perso l’occasione di rendere evidenti i problemi dell’attuale legge elettorale. Il presidenzialismo può essere una soluzione all’incertezza politica?
Con le dimissioni di Draghi, l’Italia ha evidenziato di avere una parte della politica totalmente irresponsabile. È stato mandato a casa un governo che stava facendo bene in nome dell’interesse particolare di alcune forze politiche, quelle guidate da Giuseppe Conte, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi. La legge elettorale è sicuramente un punto critico, è stato un errore non riuscire a cambiarla. Noi volevamo farlo, ma abbiamo incontrato un muro, in particolare dalla Lega Nord.
Quanto al presidenzialismo, non credo che sia la soluzione più indicata per l’Italia. Meglio sarebbe intervenire razionalizzando il sistema parlamentare, ad esempio introducendo la sfiducia costruttiva e differenziando le funzioni dei due rami del Parlamento.
Secondo lei è necessario chiedere quali partiti della compagine italiana abbiano ricevuto finanziamenti dalla Russia negli ultimi anni?
C’è un dovere di trasparenza da parte di alcune forze politiche italiane. La Lega ha firmato un trattato di collaborazione con Russia Unita, il partito di Vladimir Putin che non è stato cancellato nemmeno dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Se emergessero flussi di finanziamento dalla Russia verso alcuni partiti politici italiani, sarebbe un fatto gravissimo, un condizionamento estremamente preoccupante per la nostra democrazia.
A cura dell’avv. Emanuela Fancelli

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