Anche in Molise, di fronte all’emergenza ed alla sospensione delle attività didattiche, le scuole si stanno cimentando con diverse modalità operative nella c.d “didattica a distanza”. Si tratta di una esperienza di studio e di lavoro per molti del tutto nuova, con tutte le potenzialità e i limiti che comporta la sperimentazione di una novità realizzata in un contesto difficile per l’intero paese.

Ringraziamo pertanto docenti, dirigenti scolastici, tecnici e personale ATA, ma anche famiglie e alunni, che in questa emergenza si stanno mettendo in gioco, e quotidianamente si adoperano affinché venga salvaguardato il diritto allo studio.

Grazie a loro, in questi tempi di “sospensione” della dimensione sociale e produttiva del Paese, la scuola continua a rappresentare un luogo di vita, in cui si sviluppano non solo conoscenze, ma senso di appartenenza e di partecipazione.

Di fronte ai messaggi errati che talvolta vengono veicolati, ribadiamo, pertanto, se ce ne fosse ancora bisogno, che nessuno ha mai detto, tantomeno i sindacati, che bisogna boicottare la didattica a distanza come strumento emergenziale. E’ ora di finirla con la retorica dei docenti fannulloni e dei sindacati che li proteggono spronandoli a non fare nulla.

Fin da subito abbiamo sottolineato come in questi tempi di “sospensione” della dimensione sociale e produttiva del Paese, tramite la didattica a distanza la scuola continua a svolgere un servizio per tutta la comunità, rappresentando un luogo di socialità e di vita, in cui si sviluppano non solo conoscenze, ma senso di appartenenza e di partecipazione. Nessuno ha negato l’importanza di questi strumenti, che permettono di superare l’isolamento fisico e offrono agli studenti la possibilità di non interrompere del tutto il percorso formativo, salvaguardando il diritto allo studio.

Sappiamo bene che in questa fase la didattica a distanza rappresenta l’unica modalità per mantenere viva la relazione educativa con gli alunni, per non farli sentire soli.

Lo sappiamo da sindacalisti, da docenti e da genitori che leggono negli occhi dei loro figli la felicità nel rivedere, anche solo attraverso lo schermo, la loro scuola ancora viva.

Siamo però intervenuti come sindacato, in maniera ferma e unitaria, per chiedere il ritiro di una Nota ministeriale, la nota 388 del 17 marzo 2020, perché piena di inutili e inattuabili prescrizioni, che a nostro avviso è stata scritta da chi non ha idea di come le scuole funzionano normalmente, e di come si stanno organizzando in questa situazione di difficoltà e disagio collettivo.

I richiami all’uso sistematico del registro elettronico e ad una valutazione degli studenti “sempre e comunque”, senza pensare all’inedito contesto educativo e sociale, la disinvoltura con cui si affronta il tema del trattamento dei dati personali, la totale mancanza di richiami normativi, rischiano di veicolare un messaggio semplicistico, che potremmo così riassumere: state sereni cari docenti, studenti, famiglie, con la didattica a distanza è cambiato poco o nulla.

Invece noi pensiamo che sia cambiato molto, sotto ogni punto di vista!

A partire dal fatto che sono tantissimi coloro che non hanno la disponibilità di adeguati supporti informatici, che spesso nelle famiglie numerose c’è un solo computer, che magari i genitori lavorano e che, in particolare nelle aree interne e periferiche, non è semplice avere una connessione adeguata.

Ricordiamoci, pertanto, che un utilizzo scriteriato della didattica a distanza rischia di accrescere le diseguaglianze per chi si trova in situazione di povertà e/o di forte disagio familiare, i diversamente abili, i DSA, gli studenti stranieri, chi frequenta l’istruzione degli adulti, chi usufruiva dei percorsi scolastici in carcere.

Per questo motivo, noi pensiamo che più che di indicazioni prescrittive (tra l’altro prive di richiamo normativo, e quindi di sanzione) occorre flessibilità e buon senso, in modo da rafforzare e sostenere l’impegno di tutta la comunità educante, ed in particolare dei docenti, nella gestione delle attività e nella prestazione di lavoro.

E’ fondamentale, in questo momento, un provvedimento d’urgenza sul settore scolastico, con la condivisone delle parti sociali, l’impegno diretto del governo e l’interessamento del Presidente del Consiglio, che regolamenti a 360 gradi la prosecuzione dell’anno scolastico tenendo presente la fase d’emergenza che il Paese sta attraversando.

Non si può lasciare ad una semplice circolare ministeriale la regolamentazione di un settore così importante per la vita del paese come quello scolastico.

La situazione è difficile, ma non è il tempo delle divisioni e delle strumentalizzazioni, di cui qualcuno potrebbe approfittare per riportare indietro le lancette della storia.