“Quando, ogni anno, ricorre la celebrazione della Festa della Donna si è letteralmente inondati di messaggi che da una parte inneggiano ai traguardi raggiunti dal genere femminile nel corso degli anni e dall’altra invocano la conquista di obiettivi ancora migliori in termini di parità effettiva”. A parlare è la Garante regionale dei Diritti della Persona, che aggiunge: “Purtroppo, però, dispiace constatare come sempre più spesso si tratti di semplice retorica, che non trova poi spazio, concretamente, nei fatti.

L’8 marzo non si contano i proclami a favore delle donne che hanno bisogno di politiche familiari e sociali di sostegno, che devono poter beneficiare di leggi a tutela della maternità e di asili nido nei luoghi di lavoro. Donne che devono occupare più posizioni dirigenziali negli organismi che contano, che devono essere aiutate ad emergere ed essere protette dalla violenza maschile. Insomma, improvvisamente il mondo è attento ai loro bisogni. Un rito che si ripete ogni anno, con tanto di partecipazione delle donne, ma senza che nulla si sposti e che nulla cambi”.

Ma le donne – spiega Leontina Lanciano – “al di là delle dichiarazioni di circostanza, si trovano a dover affrontare nella vita di tutti i giorni una realtà fatta di disparità e violenza. L’Istat, per esempio, ci ricorda nella sua ultima indagine sulla violenza di genere che in Italia 49.394 donne si sono rivolte ad un Centro anti violenza. Con un aumento del 13,6% rispetto alla precedente rilevazione. E ci dice che il numero di donne giunte al Pronto soccorso con una diagnosi di violenza ammonta a 19.166 persone”.

Tutto questo, afferma l’organismo di garanzia, “ci mostra che il sistema attuale non funziona a va cambiato. Oggi, quando una donna denuncia di aver subito episodi di stalking, minacce, abusi e violenza, non viene messa in sicurezza. Le forze dell’ordine attivano il procedimento e si avvia eventualmente l’iter di accertamento da parte degli organi giudiziari, ma le misure attualmente previste non sono sufficienti a tutelare efficacemente le vittime.

Dalla segnalazione alla neutralizzazione del pericolo, infatti, restano tempi ancora troppo lunghi che lasciano la donna in balia degli eventi. Occorre rivedere, quindi, il sistema. Sia con una riforma procedurale e normativa – evidenzia la Garante – sia con un incremento del sostegno concreto che deve essere fornito alle vittime. A queste vanno garantite forme immediate di protezione, che possono essere la collocazione in strutture anti violenza o altre misure di ‘soccorso’. L’impegno delle istituzioni, che possono agire materialmente su questo fronte, deve essere costante. Chi ha le possibilità di cambiare le cose deve adoperarsi per farlo”.

Stesso discorso, prosegue l’authority regionale, “va fatto anche per la parità di genere. Secondo l’edizione 2020 del Global Gender Gap Report, indagine promossa dal Forum economico mondiale nel 2006 per fare il punto sul divario di genere nel Mondo, in Italia i dati sulla disparità salariale e sulla partecipazione femminile alla vita economica non sono affatto incoraggianti.

Il nostro Paese, infatti, nell’indice generale si colloca al 76esimo posto su 153 Stati. Su questo fronte, sopravvivono ancora molti stereotipi, come evidenzia l’Istat. Per il 32,5% della popolazione avere successo sul lavoro è più importante per un uomo piuttosto che per una donna, per il 31,5% gli uomini sono meno adatti alle attività domestiche e per il 27,9% spetta all’uomo provvedere alle necessità economiche delle famiglie”.

In questo caso, conclude Leontina Lanciano, “l’impegno che ci viene richiesto è di tipo sia sociale che culturale: creare le condizioni affinché una donna possa trovare opportuna collocazione in ambito lavorativo ed economico e diffondere una cultura priva di preconcetti e retaggi del passato, che getti le basi per un reale riconoscimento della figura femminile in termini di parità di diritti e competenze”.