Mala tempora currunt…

Una decina di giorni fa c’è stata una sentenza che ha dimezzato la pena su un caso di femminicidio con motivazioni molto discutibili. “Una ‘tempesta emotiva’ determinata dalla gelosia può attenuare la responsabilità di chi uccide”.

Ed ecco che una condanna di 30 anni inflitta in primo grado al killer, omicida reo confesso che strangolò a mani nude la sua compagna, si riduce a 16 anni. Una “soverchiante tempesta emotiva e passionale”, in qualche modo, sembra voler giustificare il gesto abominevole di un maledetto assassino.

Quattro giorni fa, i nostri encomiabili giudici, partoriscono un’altra che perla di saggezza in un caso di stupro. Una donna dalle sembianze troppo mascoline, dunque poco avvenente, non è credibile che possa essere stata stuprata. È seguendo questo ragionamento che tre giudici (donne) hanno assolto due giovani dall’accusa di violenza sessuale su una 22enne peruviana.

Ieri è arrivata un’altra sentenza choc da Genova. Uccise la compagna, condannato con l’attenuante della “delusione”. Il pm aveva chiesto 30 anni, il giudice applica gli sconti di pena per l’attenuante e il rito abbreviato e lo condanna a 16 anni. Nella motivazione della sentenza si legge che l’uomo ha colpito perché mosso “da un misto di rabbia e di disperazione, profonda delusione e risentimento”.

Che senso ha parlare di violenza di genere, femminicidio, invitare le donne a denunciare se poi dobbiamo leggere notizie simili? La cosa che più meraviglia è che, ancora una volta, i magistrati hanno dato motivazioni a dir poco discutibili. Le parole utilizzate costituiscono una forma ulteriore di violenza nei confronti delle vittime. La nostra giurisprudenza torna indietro di molti anni. E’ la seconda volta che gli avvocati della difesa parlano apertamente del ritorno al “delitto d’onore”.

Da poco si è celebrata Giornata internazionale della donna per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in quasi tutte le parti del mondo. Ogni anno troppe sono le donne picchiate, violentate, torturate, mutilate e spesso, troppo spesso, barbaramente uccise da uomini in virtù del loro “essere donna”.

Circa sei anni fa l’Onu ha detto chiaramente: in Italia il femminicidio è “un crimine di Stato”, perché le Istituzioni, nonostante le numerose sollecitazioni, non si stanno impegnando abbastanza per fermare un’ondata di violenza e morte che assume sempre più i connotati di una inarrestabile strage. Se alla negligenza dello Stato, aggiungiamo le sentenze scioccanti emesse da alcuni magistrati, nelle ultime settimane, non rimane che alzare le braccia in segno di resa.

La giornata odierna per tutte le donne morte ammazzate è un giorno triste che ci riporta ad un passato remoto. Oggi, per favore, ricordate tutto questo. E ricordatevelo anche domani e tutti i giorni che verranno.