di Redazione

Per il candidato nella circoscrizione Sud, l’UE deve “recuperare la propria leadership diplomatica e climatica”.

Siamo ormai arrivati alla chiusura della campagna elettorale per le europee: si vota sabato 8 giugno (15-23) e domenica 9 (7-23). Paolo Della Ventura, ambasciatore del Patto europeo per il Clima della Commissione europea fino allo scorso febbraio, ne traccia un bilancio, prima di appellarsi al voto.

Della Ventura, che campagna è stata? “Una campagna lunga, faticosa e impegnativa. Lunga, perché noi siamo partiti da marzo, con uno sforzo enorme per raccogliere le decine di migliaia di firme, imposte dal Decreto Elezioni del governo che ha cambiato le regole in corsa. Alla fine ne abbiamo raccolto centomila in tutta Italia, in poco più di un mese e di fatto senza copertura informativa. Poi dei ricorsi per due circoscrizioni hanno allungato tempi, attesa ed energie. Alla fine, al voto saremo presenti dovunque, in Italia. La Circoscrizione meridionale è la più vasta, territorialmente, ho cercato di essere presente nelle regioni e nei territori dove ho potuto: da Napoli a Lecce, a Campobasso, oltre che L’Aquila, naturalmente, e molti territori della provincia e regionali. Con una campagna focalizzata sui temi, io in particolare su quelli legati alla crisi climatica e alla necessaria transizione energetica. Ma non solo: la risoluzione dei conflitti con la diplomazia, attraverso un ritorno alle trattative e al diritto internazionale, per la pace. E le questioni del lavoro. Altri, mi pare abbiano parlato pochissimo o nulla di quale idea di Europa e di Unione abbiano e perché si siano candidati: abbiamo sentito e letto parlare di premierato, di referendum sulla Meloni, di scontri/incontri in tv. Nulla a che vedere con le ragioni del perché si siano candidati o cosa farebbero a Bruxelles”.

Quale idea di Europa ha l’ex ambasciatore del Patto europeo per il Clima? “Un’Unione Europea che deve recuperare il proprio ruolo diplomatico, schiacciata ormai com’è tra Stati Uniti e Cina: Un’UE piuttosto marginale e, in essa, il ruolo dell’Italia è residuale, anche se il governo e buona parte della stampa vorrebbe fare passare un messaggio contrario, lontano dalla realtà dei fatti e -soprattutto- del contesto internazionale. L’idea di un’Europa che torni a ricordare che quella attuale è frutto della primissima Comunità, di cui l’Italia è tra i primi membri e fondatrice, venuta fuori a pochi anni dalla fine della seconda guerra mondiale, in seguito diventata la CEE. Nata perché il continente vivesse in pace e prosperità, dopo due conflitti dilanianti e distruttivi. Oggi, invece, c’è chi pensa addirittura all’utilizzo di armi nucleari tattiche. Come fosse una cosa normale. E dovrebbe recuperare anche il proprio ruolo di leadership climatica, visto che la Commissione uscente e la stessa presidente von der Leyen hanno abbandonato questo ruolo, da un anno in qua. Anche se all’ultima COP28 di Dubai, la Conferenza sui cambiamenti climatici dell’ONU, che ho seguito personalmente da accreditato delle Nazioni Unite nella delegazione di Italian Climate Network, l’UE ha avuto un ruolo decisivo sull’accelerazione e sull’espansione delle energie rinnovabili. La lotta alla crisi climatica e la transizione energetica ed ecologica dovrebbero essere al centro delle agende politiche di tutto il mondo. Non possiamo più aspettare, distrarci e distrarre fondi da questo obiettivo mondiale primario. Veniamo da dodici mesi consecutivi più caldi, ancora di più quelli di aumento delle temperature di superficie dei mari; il 2023 è stato l’anno più caldo della storia, da quando ci sono i dati e questo in corso si candida a superarlo”.

Quale sarà la sua priorità, se venisse eletto? “Senza alcun dubbio lavorare affinché gli Stati Membri dell’Unione Europea recepiscano velocemente la Direttiva 2023/2413, cosiddetta RED III, per raggiungere l’obiettivo del 45% di copertura con fonti rinnovabili dell’intero fabbisogno energetico entro il 2030. E accelerino sull’installazione di nuovi impianti rinnovabili. Oggi ci sono tempi di autorizzazione troppo lunghi per essere compatibili con quelli della decarbonizzazione che la stessa UE si è data insieme con tutti gli altri Paesi del mondo, proprio all’ultima COP28 sei mesi fa.”

Perché votare per Pace Terra Dignità e per lei? “Perché siamo gli unici che da subito hanno avuto una posizione netta sulla pace, mentre altri ne parlano ma hanno votato e continuano a votare per l’invio di ulteriori armi nei territori in conflitto. Perché siamo convinti che un’economia di guerra, quale quella attuale, toglie spazio e fondi alla sanità, all’istruzione, alle politiche sul lavoro, alle politiche sociali, alla stessa transizione energetica.  Quanto a me, il mio percorso è chiaro ormai da anni, basta fare qualche ricerca in rete: sul clima, sulla transizione, sull’idea di futuro della società, dell’industria, dell’economia, del lavoro; tutto legato all’economia rinnovabile e alle nuove filiere. Le uniche che riusciranno a dare lavoro ed assicurarne durata e qualità, e un reddito dignitoso per chi presta il proprio lavoro. Abbiamo di fronte un processo irreversibile, quello della transizione energetica, che non è più in dubbio se non sui tempi. Ma dobbiamo guidare questo processo o lo subiremo.”

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