Entrambe belle, entrambe uniche, entrambe grandiose, entrambe vocate ad un unico destino: disastro culturale. Annunciato.

La magnificenza di Pompei e la meraviglia preistorica di Isernia, legate a doppio filo, verso l’oblio anticipato dalle decisioni governative sui dai tagli alla spesa pubblica, che, come spesso accade, vengono riservati al nostro settore più prestigioso, quello della cultura e dei Beni Culturali. Questo il motivo storico ricorrente ma ora c’è dell’altro.

E che altro! Era il 1978 quando i telegiornali di mezzo mondo annunciarono, con titoli roboanti, la scoperta più importante d’Europa in campo paleontologico: Isernia, Molise, venuti alla luce i resti preistorici più antichi d’Europa! Una nostra troupe sul luogo del ritrovamento. E così via per giorni e giorni.

I lavori della costruenda superstrada Napoli-Vasto, nel punto più critico dall’ottica tecnico-realizzativa, hanno riportato alla luce un incredibile sito archeologico consistente in un suolo d’abitato dell’Homo Erectus! Nel punto in cui il tracciato stradale si incrocia con la linea ferroviaria Napoli-Sulmona, proprio dove i tecnici hanno realizzato un innovativo manufatto in cemento armato il quale, costruito su una sorta di scivolo su cuscinetti, verrà fatto traslare sotto le rotaie senza per questo interrompere il traffico ferroviario, l’inaspettata e spettacolare scoperta.

L’eccezionale ritrovato tecnico ha permesso, oltre alla realizzazione del sottopasso, l’altrettanto eccezionale scoperta! Infatti, in assenza di tale opera stradale, il sito preistorico di “Isernia La Pineta”, sarebbe ancora coperto da circa cinque metri di strati di materiali vari. E forse sar  ebbe stato molto meglio alla luce del suo futuro destino!

Resti di elefanti, ippopotami, rinoceronti, bisonti, cervidi, leoni, orsi, roditori, anfibi, manufatti, il tutto condito dalla manualità dell’Erectus, meravigliosamente emergenti alla portata del mondo scientifico.

Ai media urlanti, fecero eco immediatamente le più importanti riviste scientifiche di settore, tutte, e come non menzionare la più prestigiosa, Nature, che addirittura dedicò alla clamorosa scoperta la copertina! Tutti i più importanti congressi, riunioni, appuntamenti del settore, in qualsiasi parte del  mondo, dedicarono (e ancora dedicano) ampio risalto al sito isernino.

Una porzione della paleosuperficie, la prima esplorata, la più antica (736.000 anni, almeno fino a modifica ufficiale dei ricercatori) ricostruita mirabilmente da illustri studiosi fra i quali il mai dimenticato Prof. Giusberti dell’Istituto di Antropologia dell’Università di Bologna, fu oggetto delle più imponenti esposizioni dedicate alla preistoria, partendo dal prestigioso Museo dell’Homme di Parigi, allora diretto dal luminare Prof. Henry De Lumley, nell’ambito della mostra “Les premiers habitants de l’Europe”, a Roma presso il Museo delle Origini dell’Università di Roma, al Pigorini-Eur, nella mostra “Origini dell’Uomo”, a Torino presso il Centro Piero Della Francesca nella mostra dal titolo “I primi abitanti d’Europa” ed, infine, al Palazzo Ducale di Venezia, nella irripetibile cornice lagunare ed altrettanto irripetibile esposizione (infatti nulla più di tali dimensioni è stato concepito negli anni a seguire) dal titolo “HOMO-Testimonianze e reperti per quattro milioni di anni-viaggio alle origini della storia”, dove, fra i numerosi ed unici reperti africani, fra i quali i resti fossili dell’Australopiteco Afarensis Lucy, prima di allora mai uscito dai confini continentali, imponente ed immenso, faceva bella mostra di sé il fresco ritrovamento italiano, quello di Isernia!

Ad un certo punto della storia itinerante, si decise di custodire nella sua città natale la porzione di reperti fino ad allora viaggiante. Il sito non era ancora in grado di accogliere i numerosi e potenziali visitatori, curiosi di “toccare con mano” lo stupendo gioiello archeologico; occorreva una “vetrina” temporanea, magari all’interno della città, dove i visitatori avrebbero potuto essere accolti al meglio e quale migliore soluzione se non il restaurato Complesso Monumentale di Santa Maria delle Monache, nel cuore antico della città, già sede del personale della soprintendenza archeologica?

A dire il vero, la decisione preoccupava non poco appassionati ed addetti ai lavori, in quanto l’imponente contenitore benedettino era destinato a ricevere in pompa magna il materiale di epoca sannitica, così, come si conveniva, dando giusto merito, riconoscenza e risalto ad uno dei centri strategici del periodo italico, rappresentato dalla suggestiva area archeologica del Teatro-Tempio di Pietrabbondante, dove il prof. Adriano la Regina conduceva (ed ancora conduce) importanti studi. Niente allarmismi (si diceva allora) la mostra del Paleolitico avrà carattere temporaneo: tempo un anno ed Isernia custodirà la più imponente collezione sul Sannio.

Non è successo e non succederà. Ma questa veramente è un’altra storia (chi ha voglia di approfondirla, vada a ricercare la prima cartolina dal Molise pubblicata su “Il Nuovo Molise” relativa proprio al nuovo museo di Pietrabbondante). Invece la mostra preistorica è stata veramente temporanea. Appena ventotto anni!

E pensare che l’allora onorevole (quando si era ancora “onorevoli”) Petrocelli fece salti mortali per assicurare ed ottenere un finanziamento straordinario per la costruzione dell’imponente Museo del Paleolitico! Doveva essere il fulcro europeo della ricerca del restauro e delle visite relative alla preistoria! Doveva essere!

Ben dieci miliardi di vecchie lire, una montagna di denaro pubblico, stanziati per realizzare una grandiosa opera architettonica proprio nel momento storico più delicato per i musei italiani dal momento che non se ne potevano più costruire.

L’eccezionalità del sito convinse i politici di allora di derogare a tale decisione, il progetto doveva essere importante e solo un concorso internazionale poteva garantire il prodotto maggiormente all’altezza.

Lo studio Associati-Associati di Brescia risultò vincitore e, contestualmente, vinse il primo premio nel concorso internazionale di architettura “Palladio”!

Nel frattempo le più importanti figure del mondo scientifico fecero pellegrinaggio ad Isernia, tante, troppe per poterle elencare tutte. Forse vale la pena ricordare, se non altro per essere il più conosciuto anche al di fuori del ristretto ambito accademico, il prof. Donald Johanson, allora direttore dell’Istituto delle Origini Umane di Berkeley in California e famoso, tra l’altro, per aver riportato alla luce proprio la scimmietta Lucy esposta a Venezia.

Anche la notizia della sua visita fece il giro del mondo, Isernia ombellico archeologico. L’illustre studioso, con una battuta, fece capire tutta l’importanza della scoperta: ”Date a me la conduzione degli scavi”! Una battuta, solo una battuta, purtroppo solo una battuta!

Lo accompagnava, tanto per rinforzare il concetto (!), il più anziano e conosciuto (fino ad allora) prof. John Desmond Clark, immenso conoscitore della culla umana africana.

Ma non solo professori. Ambasciatori, consoli, capi di stato… Come non ricordare Oscar Luigi Scalfaro ed il lucido e popolare Sandro Pertini il quale, davanti ai reperti disse: ”Signori, ma questa cosa voi dovete amarla, custodirla, valorizzarla, farla conoscere al mondo intero”!

Non si capacitava il presidente, stupito ed ammirato, ancora più sbalordito rispetto al mundial dell’82 vinto in Spagna dagli azzurri di Bearzot! Ministri della repubblica e non solo dei Beni Culturali, tra questi Ferdinando Facchiano, titolare del dicastero dall’89 al ’91.

Fra i tanti nomi spicca la colpevole assenza del “più sensibile al settore” on. Sandro Bondi il quale, chiamato dal sindaco della città, alle porte di una tornata elettorale, per inaugurare la posa della prima pietra dell’Auditorium (ancora un’altra storia), nonostante l’invito ufficiale rivoltogli dall’allora direttore regionale dei Beni Culturali Ruggero Pentrella (si badi bene, suo rappresentante sul territorio), snobbò la visita al sito preistorico già in odore di disastro.

Come dire che il ministro preferì un centro commerciale ad un bene ad lui assegnato per la tutela!

Ma se l’esponente politico massimo della cultura italiana ha fatto ed ancora fa mancare, la sua presenza, lo stesso non si può dire per i maggiori media televisivi al mondo, basterebbe, una per tutte, citare la prestigiosa BBC inglese, che realizzò 45 secondi di filmato da mandare sul canale Nature (il più famoso al mondo per la realizzazione di documentari) impiegando ben due giorni di lavorazione e maestranze reperite a Cinecittà, da loro stessi definite le migliori in assoluto (allora che c’erano)!

Basterebbe ma non basta, perché l’apporto avuto da padre e figlio Angela, Piero e Alberto con Quark e Superquark, in diverse occasioni venuti ad Isernia con tutto l’armamentario, hanno tenuto costantemente viva la tensione dei numerosissimi che seguono i loro fantastici programmi, su quanto eccezionale e misterioso fosse il giacimento molisano.

Persino l’appuntamento più ambito in territorio scientifico, il XIII Congresso Internazionale delle Scienze Preistoriche e Protostoriche (per intenderci le olimpiadi della preistoria) svoltosi a Forlì (ma la sua sede naturale sarebbe stata Isernia, scartata per mancanza di strutture e di forza politica) nel 1996, dedicò al sito di Isernia ampissimo spazio, oltre alla nutrita visita dei maggiori ricercatori al mondo presenti per l’occasione.

Il pauroso finanziamento di allora di dieci miliardi, occorrenti per l’opera chiavi in mano, non bastò per ultimare i lavori e purtroppo non bastarono i successivi corposi finanziamenti ottenuti con accordi stato-regione.

Una vergogna inaudita! Storie degli ultimi due anni riportano alla cronaca un sito abbandonato a se stesso, discarica di tutto e di più, denunce e battaglie purtroppo solitarie, progetti di decoro, se non altro (vedi “Cantieri Aperti”), capaci almeno di ripulire l’area e niente più. Magari null’altro! Come potevamo lasciare sola Pompei al suo destino?

Isernia da sempre menzionata come la “Pompei del Paleolitico” per grandezza, unicità, meraviglia, non poteva essere da meno per disastro! Annunciato!

E sì che chi scrive ha in più di un’occasione fatto sapere (in tutte le formule possibili) all’opinione pubblica, ai magistrati, ai politici e, aspetto più importante, al titolare del dicastero culturale on. Bondi, oltre al suo entourage, dello stato di abbandono, degrado e dei possibili danni irreversibili al sito preistorico.

E dei miliardi pubblici sperperati senza concludere nulla! Anzi no, si è proiettata un’immagine penosa della cultura italiana.

Quale sia stata la preoccupazione procurata all’importante rappresentante del governo non è dato sapere.

Di sicuro, alle mie numerose richieste di invio di ispettori sul posto per le verifiche del caso, nessun segnale, anzi, per non farci mancare nulla, al sottoscritto ben tre visite ispettive in tre mesi (forse caso unico in Italia, nemmeno ai magistrati di Milano!).

Tale atteggiamento fa il doppio, fatte le dovute eccezioni e proporzioni, con quello messo in atto dai signori del vento i quali, sentendosi in pericolo, piuttosto che cambiare il loro atteggiamento ai limiti (?) della legalità, hanno pensato bene di mettere in atto vili minacce!

Eppure, non è questo il peggio! Pompei cadente, disastrata: il ministro sapeva? Non so se sapeva, difficile dirlo.

Di sicuro le sue scelte commissariali hanno lasciato il segno. Preferire manager privati (amici) a tecnici a volte preparati (archeologi-soprintendenti) non ha aiutato il sito. Isernia abbandonata, museo mai ultimato, oblio paleolitico: il ministro sapeva? E sì che sapeva! E sa.

L’ultima protesta di Natale è giunta anche alla sua segreteria. Sui reperti di 730.000 anni fa copiosa è scesa l’acqua insieme a colonie di ratti! Secchi e bacinelle di fortuna non hanno impedito e ancora non impediscono alla pioggia di bagnare, a volte sommergere un patrimonio dell’umanità!

E pensare che la struttura eretta sugli scavi è l’unica ultimata del nuovo Museo del Paleolitico! E pensare, vedi a volte il destino, che 18 anni fa, tre illusi giovani ricercatori più l’amico pilota, nel tentativo di capire cosa fosse successo al sito dopo copiose piogge penetrate nella copertura, allora posticcia (allora posticcia, non oggi!), si alzarono in volo (dopo una notte passata con me, Giorgio e pochi altri) con un piccolo aereo da turismo per sorvolare l’area interessata dal nubifragio per mai più fare ritorno ai loro studi, ai loro amori.

Nemmeno il loro sacrificio è servito per coronare il sogno di un museo all’altezza della situazione. L’acqua di allora, così come quella di oggi, non è bastata a chi, sopravvivendo a tale ingiustizia, poteva realizzare un meritato sogno.

Le vergogne di ieri sono appena pari a quelle di oggi.

Vorrei poter mettere in atto, con tutta la mia forza, vorrei trascinare in una lotta ideale i tanti amici della rete, quella rete che non ha permesso all’eolico di oscurare il paesaggio culturale molisano, nel manifestare con pensieri, parole ed opere, tutto lo sdegno per la vergogna del Paleolitico di Isernia.

Emilio Izzo