di Christian Ciarlante

Chi si è fatto influenzare dall’odio e dal linguaggio triviali di alcuni politicanti, a mio avviso, è un emerito imbecille! Siamo tutti consapevoli che, in pochi, hanno lo spirito di Madre Teresa di Calcutta. Gli italiani, hanno smarrito la loro bontà d’animo, quei valori e quei principi che contraddistinguevano il nostro popolo dagli altri, sono stati sepolti in attesa di riemergere in un futuro, si spera non troppo lontano.

Ma vi siete mai chiesti perché gli italiani si sono incattiviti? Per il semplice fatto che sono spaventati e arrabbiati per la mancata ripresa economica. La rabbia ha ragioni sociali ed economiche, e dopo il rancore è arrivata “la cattiveria”. La delusione per l’atteso cambiamento miracoloso, sbandierato da tutti, che non c’è mai stato, ha incattivito il popolo ancora di più. Si è aperta la caccia al capro espiatorio – i migranti – fino ad arrivare alla paranoia. In pochi hanno raggiunto una condizione socio-economica migliore di quella dei genitori e non pare esserci più speranza per un futuro migliore.

Una buona fetta della popolazione ritiene irrealistico poter diventare benestanti nel corso della propria vita. Più di 12 milioni di italiani hanno dovuto rinunciare a curarsi perché non se lo possono permettere: se non fossero ‘incazzati’ mi stupirei! Da tutto questo deriva la insopportazione degli altri che sdogana i pregiudizi, anche quelli prima inconfessabili. Così le diversità dagli altri sono percepite come pericoli da cui proteggersi.

I discorsi da libro cuore non sono di nessuna utilità. Se questa allegra ‘combricola’ di pifferai magici, fallirà nella sua azione politica, temo che le conseguenze saranno nefaste. Gli italiani si sono rotti le scatole e ne hanno ben donde!

Se la nave continuerà a navigare a vista, per noi non ci sarà mai un porto sicuro: se il Pil arranca, se il lavoro latita, se le tasse non diminuiscono, se tutto il sistema italia non riparte in fretta, non si puo’ pretendere che gli italiani ritrovino la loro serenità. Stando così le cose, gli avvelenatori di pozzi, avranno sempre gioco facile. In questi giorni è in atto la ritorsione contro i cinesi.

Molti di noi rammenteranno il “dagli all’untore” di cui fu vittima Renzo Tramaglino in un capitolo dei Promessi Sposi quando, nella Milano invasa dalla peste, stava bussando ad una porta. Renzo, era forestiero a Milano e come tale non conosciuto, dunque, facile preda del sospetto in una città ormai sotto psicosi.

I cinesi che vivono e lavorano in Italia, o i semplici turisti, stanno subendo lo stesso trattamento di Renzo. Comprendo la paura, fomentata anche da fake news e da certa stampa che fa terrorismo psicologico, ma trasformare delle persone in bersagli, è quanto di più sbagliato si possa fare. Informiamoci, non possiamo far prevalere l’ignoranza sulla ragione: tirare le pietre a chi non ha colpe o far scendere qualcuno dal bus perché cinese non fa onore a chi compie questi gesti.

Le scimmie si comportano in questo modo più civile. Si sta seguendo un protocollo emergenziale e qui da noi non rischiamo di avere dei ‘lazzaretti’. E se un giorno fossimo noi additati come utori? Vorremmo subire lo stesso trattamento? Meglio rifletterci su. La responsabilità di tutto, è da attribuirsi esclusivamente al governo cinese che ha gestito la situazione in modo dilettantesco, mettendo a rischio la salute a livello globale.

L’auspicio, è che tra 5 o 6 mesi tutto rientri nella normalità. La scienza, è in grado di fronteggiare il pericolo, non viviamo più ai tempi delle peste spagnola del 1300. Parlare di emergenza odio, francamente, mi pare eccessivo, si analizzi bene la situazione prima emettere sentenze. Gli idioti, i leoni da tastiera, gli ignoranti seriali che sproloquiano sul web e nei bar, sono una minoranza, per cui non bisogna generalizzare.

Quello che sta accadendo in Italia va condannato fermamente, i responsabili vanno individuati e puniti severamente, ma per favore, evitiamo di buttare tutto in politica. Così si rischia di creare, inevitabilmente, una guerra tra fazioni politiche di cui possiamo fare volentieri a meno.