Una chiacchierata sulla prossima manovra economica tra due big dell’economia. Un’occasione offerta dagli Immoderati, sito di informazione politica ed economica, che ha messo di fronte il molisano Fabio Scacciavillani, a capo del Fondo sovrano dell’Oman e il lombardo Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani.

Scacciavillani, nato a Campobasso ma cresciuto a Frosolone (Isernia), dopo la laurea in economia e commercio alla Luiss di Roma e il Ph.D a Chicago, ha lavorato al Fondo monetario internazionale a Washington, alla Banca centrale europea a Francoforte e a Goldman Sachs a Londra, per poi trasferirsi nella Penisola araba (in Qatar alla Gulf organization for industrial consulting, negli Emirati Arabi Uniti come direttore della ricerca macroeconomica e statistica al Centro finanziario internazionale di Dubai e infine a Muscat, in Oman).

Cottarelli, nato a Cremona, dopo la laurea in scienze economiche e bancarie a Siena e il master in economia presso la London School of Economics, ha lavorato in Banca d’Italia ed Eni, approdando poi al Fondo monetario internazionale. Nel 2013 è stato nominato dal governo Letta commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica e dal 2017 è direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano.

Cosa emerge dall’incontro tra i due economisti? Scacciavillani, nelle vesti di intervistatore, ha posizioni critiche sull’attuale esecutivo, ricordando in particolare le promesse disattese sulla mole di privatizzazioni per 18 miliardi di euro nel 2019. Cottarelli concorda, avvertendo che “vendere alla Cassa depositi e prestiti, che fa parte del settore pubblico, è un’operazione puramente contabile”.

L’economista molisano provoca ricordando gli atteggiamento un po’ “guasconi” dell’esecutivo gialloverde sui temi economici. Il direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani, pur ammettendo le difficoltà nel fare previsioni sulla prossima manovra autunnale, si spinge a dire che Salvini voglia calcare la mano sul deficit, “ma pure arrivando al 2,9, si recuperano 13-14 miliardi”, ben poca cosa rispetto “ad una cifra tra i 35 e i 40 miliardi, risultato dei 23 miliardi per evitare l’aumento dell’Iva, più due miliardi di spese cosiddette ‘indifferibili’ ed altri 10-15 miliardi per la flat tax”.

Cottarelli, pungolato da Scacciavillani, va nel dettaglio: “Pur scalando i miliardi della recente ‘manovrina’ per rimettere a posto i conti del 2019, beneficiando dei tassi d’interesse più bassi e della flebile spending review, restano da trovare una trentina di miliardi, una cifra enorme”. Secondo l’economista, quindi, si farà una flat tax non oltre i cinque miliardi e si spingerà in su il deficit, ma occorrerà valutare le reazioni della Commissione europea e dei mercati.

La videointervista, di circa un quarto d’ora, si conclude con una linea saldamente comune tra i due economisti: la riduzione del debito dovrebbe costituire la vera priorità. “E’ l’unica strada per non trovarsi in balia dei mercati finanziari”.

Qui la videointervista:

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