Ricostruire la vicenda GAM in un momento topico per la storia del Molise, dove le sorti del comparto avicolo  potrebbero soccombere o ritornare ad un livello di produttività mai registrato prima, crediamo sia doveroso. Per capire cosa sia accaduto negli ultimi mesi, abbiamo approfondito la questione che ha dell’inverosimile e racchiude diversi quesiti, a cui abbiamo tentato di dare delle risposte.

 

aia e gioia big

di Pietro Tonti

Era nell’aria o meglio era nell’ARIA FOOD, l’impegno assunto con il programma di sviluppo industriale dell’azienda legata a Diego Volpe Pasini, che l’Ing. Nicola Baranello, uno dei massimi esperti di filiera avicola regionale aveva sposato come causa e assunto quale obiettivo. Era lui il massimo sostenitore dell’azienda romana, e il suo progetto presentato in regione aveva trovato interessi del presidente e della giunta. Al fotofinish, qualche giorno fa, giunge la lettera di intenti di AIA di rilevare l’incubatoio e ARIA FOOD ritira stranamente l’offerta. Ieri giungono le dimissioni di Nicola Baranello.

Cosa sta accedendo a Boiano e quali reali interessi si muovono nelle retrovie della GAM?

Nella fase uno, Aria Food aveva garantito 30 posti di lavoro, le maestranze già in carico alla GAM in concordato preventivo, necessarie per produrre le uova e trasformarle in pulcini nell’incubatoio di Monteverde di Boiano.

Vi è solo un piccolo particolare da tenere presente, crediamo di fondamentale importanza: sia le uova che la risultanza dei pulcini sono di proprietà di AIA.

Infatti l’azienda avicola boianese negli stabilimenti di proprietà della Agria Holding  – anch’essa  in concordato preventivo come tutte le aziende del’l’ ex Gruppo Arena – gestisce solo i dipendenti. 800.000 uova a settimana vengono schiuse nell’incubatoio di Boiano e uova e pulcini, sono da sempre di proprietà del Gruppo Veronesi (AIA).

La GAM ha un accordo con il mono cliente e mono fornitore, il pagamento avviene con il sistema “barter” (baratto). Ogni settimana, l’AIA nel ritiro dei pulcini schiusi ne lascia 70.000 alla GAM che dalla vendita agli allevatori molisani dovrebbe pagare le spettanze ai dipendenti assunti e i costi di gestione.

Cosa difficile, vista la crisi dell’azienda avicola boianese che stenta a pagare i dipendenti e le forniture di gas necessarie a produrre il calore che occorre per la schiusa dei pulcini.

In questo contesto, il Gruppo Veronesi ha tutto l’interesse a rilevare l’incubatoio e i dipendenti della GAM per continuare la produzione di pulcini.

 La proposta giunta in Regione per quale motivo avrebbe dovuto escludere quella di Aria Food?

 Volpe Pasini, avrebbe assunto i 30 dipendenti della GAM per produrre le uova dell’AIA?

Ad Aria Food interessava il “macello, quindi il pollo da vendere alla Grande Distribuzione Organizzata nei supermercati ”.  Glstabilimenti di interesse di Aria Food, sono di proprietà di un’altra azienda della ex holding Arena, la Logint Srl, mentre le attrezzature industriali per la macellazione sono di proprietà della GAM. Sempre nella prima fase, con la previsione di aprire il macello ad Ariano Irpino, per le attrezzature l’azienda di Volpe Pasini avrebbe dovuto spendere circa 250 mila euro, e questa somma l’avrebbe risparmiata traslocando il macello dalla GAM di Monterverde  di Boiano in provincia di Avellino, fittando il ramo d’azienda GAM ad un prezzo irrisorio, con la promessa di avviare la seconda fase di investimento.

La fase due del piano industriale presentato in regione dall’azienda di Volpe Pasini, prevedeva un investimento di 32 milioni di euro (bando P.S.R.) per realizzare il macello molisano (quello attuale non è a norma); in cui la Regione avrebbe posto sul piatto il 50% dei fondi e Aria Food avrebbe dovuto garantire per il restante 50%: ben 16 milioni di euro. Qualche sindacato aveva espresso dubbi sulla solvibilità di Aria Food e nessuno ha mai verificato le vere potenzialità di investimento e le garanzie dell’azienda.

La fase più importante per Volpe Pasini è stata la fase zero, quella dell’acquisto del blasonato marchio Arena, su questo brand si potrebbe basare l’architettura strategica  di Aria Food.

 La follia collettiva che ha pervaso organi di informazione e addetti ai lavori sul ritiro del piano industriale Aria Food lascia dei dubbi e delle forti perplessità. Per quale motivo Volpe Pasini fa dietro front dopo la lettera di intenti di AIA, solo tre righe su cui Mario Innocenti del Gruppo Veronesi (AIA), dichiara di essere interessato solo alla gestione – specificando “diretta”–  dell’incubatoio, diretta in quanto proprio come chiarito, sia uova che pulcini sono di proprietà AIA?

Sembrerebbe che Aria Food abbia trovato il pretesto per svincolarsi, quasi non vedesse l’ora di farlo.

 E per quale motivo questa mossa a sorpresa che ha lasciato la giunta regionale senza la possibilità di esprimersi in merito?

Volpe Pasini avrebbe potuto tranquillamente continuare per la sua strada. Avrebbe potuto rilevare il ramo d’azienda della GAM con il macello, avviarlo prima ad Ariano Irpino e poi attendere la fase due per realizzarlo in Molise, tutto secondo il piano industriale, visto che le uova e i pulcini sempre l’AIA avrebbe dovuto produrle per il suo macello, e la successiva fase distributiva con il marchio Arena sarebbe stata garantita.

No, forse lo scopo era un altro. Volendo indossare gli abiti in tweed di Sherlock Holmes, e usando la filologia, lo scopo Volpe Pasini lo aveva già raggiunto: quello di acquisire il marchio Arena a 4 soldi.

Facendo un po’ di indagini con la famosa lente di ingrandimento in ambienti bene informati, sembrerebbe che l’obiettivo finale dell’intera giostra del pollo giunga in Germania, dove il pennuto pare sia di ottima qualità, costa meno di quello italiano, ma è difficile da distribuire in Italia, in quanto privo di un marchio blasonato.

Ed ecco che potrebbe entrare quella Volpe di Pasini che con un minimo di produzione italiana, potrebbe far giungere un colosso tedesco in Italia, distribuendo il pollo con il marchio Arena, e il gioco è fatto.

I conti in questo modo tornerebbero. Da un punto di vista mediatico, lo scarico delle rogne sul senatore Ruta reo di non aver sposato la sua causa, quando non si erano mai incontrati, assumerebbe una logica.

D’altro canto ancora più le rogne riversate sul presidente Frattura rivelerebbero lo scopo, caduto dalle nubi, il presidente, per una situazione che non immaginava potesse avere uno stop prima ancora di iniziare.

La risultanza è che il Molise ha perso il marchio Arena, sperando che il vero colosso AIA voglia continuare ad investire in Molise, aumentando le potenzialità dell’incubatoio per poi nella fase successiva avviare quella degli investimenti con il P.S.R. con i famosi 32 milioni di euro e rilanciare la filiera avicola assumendo più delle 300 unità lavorative già impegnate nel settore.

Una considerazione che è di fondamentale importanza per comprendere il moderato ottimismo che sembra pervadere il Presidente Frattura sulla questione filiera avicola: tutti gli allevatori molisani – e questo si ignora o non si vuol far trapelare – lavorano già con AIA e quelli che ancora non lo fanno vorrebbero farlo subito.

Sono in questo momento 300.000 polli al mese prodotti nella nostra regione dagli allevatori molisani per conto del Gruppo Veronesi e con un minimo di sforzo AIA potrebbe aumentare da domani la produzione a 400.000 polli mensili.

Il Gruppo Veronesi, si muove in punta di piedi, non ama far rumore, infatti quanti sono a conoscenza  che l’intera filiera avicola molisana la regge AIA da sempre? L’unico Gruppo che possiede le potenzialità per affrontare gli ingenti investimenti per ricostruire gli stabilimenti e dare continuità alla filiera avicola o decretarne la fine in Molise.

 

 

 

 

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