di Pietro Tonti

La differenza abissale tra l’autoreferenzialità amministrativa in questa regione e i poveri cristi, la si può osservare nel quotidiano in questi giorni di post emergenza neve.

Percorrendo le strade dell’hinterland campobassano, o percorrendo la Trignina, tutti più o meno a giustificare il fatto che è naturale dopo una nevicata ritrovarsi le maggiori arterie stradali comunali, provinciali e statali ridotte a mulattiere.

I soliti poveri cristi che devono spostarsi per lavorare e portare a fine mese il necessario per sopravvivere in questa regione che non esiste, devono fare i conti con le strade: e che strade!

Transitando sulla Trignina, da Isernia in direzione San Salvo, si ha la sensazione di essere precipitati nell’Africa nera, quella descritta da David Livingstone prima che scoprisse le cascate Vittoria; appunto cascate, anzi precipitate nelle buche letteralmente se non starete attenti ad effettuare un vero e proprio slalom e ridurre la velocità a 30 km orari. La media percorrenza della statale colabrodo per raggiungere San Salvo è mediamente di una mezz’ora, oggi se non si vuole rischiare di rottamare la propria auto al termine del breve viaggio, ci impiegherete almeno un’ora.

Buche ovunque, con l’asfalto completamente divelto, e gli strati primordiali dalla ghiaia ai diversi ed esigui centimetri di bitume accumulati a due a due negli anni, distribuite pericolosamente ogni 100 metri. Ad occhio nudo è possibile identificare la stratificazione assurda nei diversi colori dei bitumi, vere e proprie deboli leccate d’asfalto, in cui è percepibile il pressapochismo di chi le ha realizzate sapendo fin dall’inizio che alla prima nevicata e al primo spargimento di sale l’asfalto non avrebbe retto. Quanti gli investimenti negli anni per rifare il manto stradale sulla Trignina, bloccata sempre all’approssimarsi della stagione calda con semafori ogni 20 km. per il rifacimento di asfalto e consolidamento viadotti?

A chi si ostina a convincere della normalità della distruzione delle nostre strade, in seguito ad una nevicata, possiamo rispondere con un paragone eloquente: per quale motivo sulle autostrade, pur investite dall’ondata di neve e gelo, dal sale distribuito dai mezzi, l’asfalto non ha subito nemmeno un graffio, tutte sono percorribili senza buche?

In questo caso il tempo della diplomazia si può archiviare senza smentite.

Quando finirà lo scempio perpetrato ai danni dei cittadini sarà sempre troppo tardi.

E tutto è concentrato in quella autoreferenzialità del potere, incurante degli interessi del popolo.

Non ci sono giustificazioni che tengono, come quelle in auge che i trasferimenti dello Stato alle unità locali e all’A.N.A.S. sono diminuiti. Se solo si eseguissero i lavori a regola d’arte potremmo risparmiarci pretesti e scuse ingiustificate. Potremmo vivere tutti meglio, ma quando ci sarà questa inversione di tendenza morale?

Forse mai. Talvolta salta alla mente quell’idea metafisica, di poter sradicare questa piccola regione come una zolla di terreno e con i suoi abitanti e amministratori del potere poterla ripiantare in uno stato del nord Europa, in Svezia o in Finlandia, ritornare dopo un centinaio di anni, ad avvenuta moralizzazione e assunzione di una nuova etica, tornare ad innestare di nuovo la zolla Molise dov’era in origine, forse solo in questo modo potrebbe avere senso continuare a reggere questa regione e chiamarla tale.

Incapacità, lassismo, inciuci o semplicemente incompetenza, la causa del disastro della regione che continua a non esistere.

Non vi riempite la bocca di aggettivi e sostantivi astratti, non parlate di turismo che suscita solo ilarità in questo contesto di distruzione infrastrutturale.

Volere bene al popolo, identificarsi in un territorio, progettare il futuro, vuol dire non permettere quello a cui stiamo assistendo in questi giorni di post nevicata, l’unico sostantivo ineccepibile e condivisibile in questo caso è solo: vergogna!

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