di Pietro Tonti

Nel silente tumulto della monotona quotidianità, in cui il molisano potrebbe vivere e crescere i propri pargoli nella spensieratezza assoluta, vi è negli ultimi anni la pericolosità di essere e vivere nel Molise, una regione che è diventata la negazione della pace e della tranquillità su cui tutti, più o meno, qualche anno fa si beavano di godere.

Vieni nel Molise, qui si respira aria pura, si vive bene e si è lontano dai pericoli: macchè! Niente di più falso.

In un elenco di 25 indicatori possiamo descrivere le criticità di questa regione per cui negli ultimi anni, in tanti hanno deciso di fuggire:

  • Zona rossa per i terremoti, la più pericolosa d’Italia, scuole e abitazioni, per la maggioranza non antisismiche
  • Strade nazionali mulattiere spesso impraticabili
  • Strade provinciali franate e limitate al traffico veicolare
  • Ferrovia a binario unico con treni vetusti, spesso bloccati e corse annullate
  • Sanità allo sbando totale con rischio vita nei Pronto Soccorso
  • Criminalità in aumento tra furti e rapine
  • Salubrità dell’aria minata nelle aree del venafrano e termolese maggiormente per l’incidenza industriale e veicolare
  • Tumori in aumento esponenziale
  • Povertà in aumento
  • Penuria di lavoro e disoccupazione (oltre 90.000 persone, un terzo della popolazione, non lavora)
  • Commercio, artigianato e industrie fallimentari
  • Progressivo spopolamento e desertificazione delle aree interne
  • Giovani disoccupati oltre il limite di sopportabilità (45%)
  • Nuova emigrazione di giovani e di cinquantenni.
  • Formazione professionale allo sbando
  • Edilizia residenziale e pubblica allo sbando
  • Turismo all’anno zero
  • Progressiva delocalizzazione dei presidi pubblici (soprattutto in provincia di Isernia)
  • Welfare minato dalle riduzioni degli investimenti
  • Tasse più care d’Italia per il rientro dal debito sanitario
  • Benzine più care d’Italia
  • Investimenti sulla cultura sempre più risicati
  • Comuni, province e regione in blocco totale alla prima nevicata
  • Fiumi inquinati e senza controllo adeguato
  • Maggior numero di immigrati e profughi in percentuale rispetto al resto delle regioni italiane

Ma resta quell’affezione al natio borgo selvaggio per molti, a cui nonostante le sevizie di un’autoreferenzialità politica e amministrativa, inconcludente ai fini della risoluzione dei molteplici problemi che attanagliano questa terra e la sua gente: vuole restare.

A noi che viviamo e abbiamo scelto di vivere qui, la forza e la capacità di invertire le tendenze nefaste che ci hanno condotto in questo baratro invivibile.

Il Molise può ancora riemergere come un’Araba Fenice dalle ceneri dello sfacelo in cui è precipitata negli ultimi decenni. Bisogna credere in un nuovo risorgimento con persone volenterose e lontane dagli inciuci e dalla corruzione.

Si, comprendo che possiate pensare che queste siano elucubrazioni da sognatore, ma lasciatemi almeno la speranza!

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