di Pietro Tonti

Ieri sera ad Isernia, tra un freddo umido tipico di questa stagione e una città buia e tetra, incontro il noto Doc Giorgio Berchicci. Dopo i convenevoli, la domanda ad un grande osservatore e critico della realtà cittadina e del momento storico in cui viviamo è stata la seguente: quali novità?

Con quell’aplomb tipico del personaggio in loden e ombrello, mi trasporta nella sua forbita dimensione:

<< Qualche anno fa, stavo passeggiando di mattina su Corso Marcelli, nei pressi di Palazzo San Francesco, (sede del comune) quando l’allora neo eletto sindaco Gabriele Melogli, in compagnia di alcune persone, vedendomi arrivare, da lontano con voce alta mi chiama: “Giorgio, Giorgio, allora dimmi che cosa non va, dai, fai la tua critica quotidiana”.

Al momento non rispondo, mi avvicino e lui – carissimo amico – continua a punzecchiarmi: “dai, sono pronto ad ascoltare la tua opinione sul mio operato”.

Ed io: “caro Gabriel sei un guardiano di un cimitero”>>.

In due battute il Doc, ha inquadrato, in una pertinente, reale metafora, la nostra città, in cui non è rimasto più nulla che possa far sentire orgogliosi di rappresentare questa realtà, sfinita nelle tetre vetrine dei pochi negozi aperti e nella gente sempre più preoccupata per la condizione di vita al limite del sostenibile.

E’ inverosimile soffermarsi a riflettere sugli sfarzi dei brand della moda degli anni 90, che facevano bella mostra nelle vetrine dei negozi d’elite sul corso principale, quando il lavoro e la filiera del tessile portavano ricchezza, e vedere la Isernia cinatown di oggi, ove si contano più attività orientali che autoctone.

Le insegne dei fittasi ovunque e quella sensazione che il silenzio assordante delle serate inutili, perse nelle passeggiate nel nulla cittadino, abbiano ospitato e ispirato il regista Roland Emmerich prima che girasse il film The Day After Tomorrow, proprio qui in questa landa desolata, che qualcuno definisce in “de vulgari eloquentia”:”il buco del culo del mondo”.

Nelle transenne di sempre l’appoggio della gioventù bruciata negli anni, che non ha osato fuggire, posta nelle mani candide e protettive di mamme e zie anziane con la pensione sociale e l’appartamento di proprietà, oramai ultra quarantenni, sono lo spettro atavico di una città collassata sul lavoro che oramai nessuno cerca più.

Lo sfinimento dei residenti ex Ittierresi e gammesi con aziende in stato di putrefazione avanzata, nel bilico quotidiano, tra la possibilità di fare la spesa o pagare una bolletta di luce o gas, con l’emolumento della mobilità in via di estinzione.

I giovani fuggiti e di ritorno nelle vacanze natalizie al natio borgo, che più selvaggio di quello trovato in questa tornata di fine 2016, non lo avevano mai visto, con amarezza esprimono il loro pensiero.  Luca, oramai cittadino Brasiliano: “non pensavo Isernia fosse ridotta così, vedo solo gente col muso lungo, questa città è diventata la negazione della felicità, non vedo l’ora di ritornare in Brasile, dove si sorride sempre e la gente a tutte le ore del giorno è contenta”. Naturalmente, il nostro ex giovane isernino non pensa più, nemmeno lontanamente di ritornare nella sua città natale.

La popolazione sempre più anziana fa i conti di una vita e invece di godersi la meritata vecchiaia, con un piede nella fossa e l’altro nelle lunghe file alle Poste per la pensione, mandano avanti le famiglie dei figli e nipoti disoccupati.

Il senso geriatrico negli ultimi anni si è talmente sviluppato per fame, che le badanti straniere si sono dileguate, mentre gli anziani sofferenti sono stati strappati dalle residenze per anziani e ricondotti in casa, per essere assistiti direttamente dai parenti: “almeno se magna con la pensione e l’accompagnamento!”.

Quel trascinarsi, giorno dopo giorno, come zombi risvegliati in pieno riposo e un’amministrazione comunale attenta a comunicare ogni movimento e azione dell’umano agire amministrativo, appare  tutto come in un film visto al rallenty, in slow motion, dove ognuno cerca di farsi notare, ma è impossibile giungere ad osservare l’azione finale, troppo lunga e tediosa, mentre non si può fare a meno di andare con il pensiero al Doc Giorgio, oracolo indiscusso della nostra realtà, le sue parole riecheggiano e risultano di un’attualità incontestabile: <<oramai tutti sono guardiani di Isernia: un grosso cimitero>>.

 

 

 

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