Lorenzo Tosa, 35 anni, è stato per oltre tre anni responsabile comunicazione del M5S in Liguria. Da poco ha deciso di lasciare i 5 Stelle e per chiarire meglio le motivazioni che lo hanno spinto a fare un passo indietro, a scritto un a lettera a “La Repubblica”.

“Per me si chiude una pagina, e da domani, cuore e tastiera alle Europee. Non lo confesseranno mai, ma chiunque abbia avuto a che fare a vario titolo con il Movimento 5 Stelle, quel silenzio lo porta tatuato sottopelle, e non c’è verso di strapparlo via. È il silenzio faustiano di chi, un giorno dopo l’altro, ha ceduto la propria libertà di pensiero al fideismo, a un culto arcaico, alla fiducia cieca in un cambiamento che guiderà le anime verso un futuro di “onestà” e “trasparenza”. Ed è proprio quel silenzio che ogni giorno alimenta la propaganda, pompa la macchina del reclutamento, 24 ore al giorno, sette giorni su sette. Non importa chi tu sia, quale la tua storia, il tuo grado di coscienza civile e democratica: ci sarà sempre uno spazio per chi sa urlare abbastanza forte da raggiungere il silenzio.

“Oggi lo possiamo dire: è successo il contrario di quello che diceva Grillo: invece di essere argine al fascismo, il Movimento ha finito per fargli da apripista. Un movimento che, quantomeno a parole, si dichiarava ambientalista, rispettoso della Costituzione, antifascista, non violento, è diventato la leva che ha spalancato le porte a Salvini e al salvinismo, sulla scia della peggior destra del pianeta, quella di Trump, Bolsonaro, Le Pen.

In qualche modo Salvini, di cui non condivido neanche le virgole, una sua coerenza di fondo ce l’ha. Quello è e quello è sempre stato: un nemico vero. Il silenzio dei 5 Stelle sulla Diciotti e, in generale, su tutta la gestione dell’immigrazione, quando sono stati chiusi i porti, quando si è lasciata per una settimana una nave in balia del mare senza la sicurezza di un porto, ecco, quel silenzio lì non solo è complice ma è addirittura più grave. E spaventoso”.