di Redazione

Quando un diritto come l’accesso alle cure sanitarie viene negato, quando la governance aziendale e la classe politica rimangono sordi e insensibili alle richieste di un’intera area, quando negli occhi di anziani e genitori traspare la paura di quello che potrebbe accadere, a quel punto non resta che ricorrere alle aule di tribunale. Ne abbiamo parlato ad Agnone con i colleghi Angelo Primiani e Massimo Romano di fronte un’assemblea molto partecipata che ci ha chiesto misure urgenti affinché si possano ristabilire i requisiti basilari in merito al tema dell’emergenza – urgenza, messa in discussione con la demedicalizzazione della postazione del 118. Si tratta di una vicenda da non sottovalutare soprattutto perché se il setting assistenziale rimane questo, i medici che oggi forniscono le prestazioni al Pronto soccorso del Caracciolo, dal prossimo mese di maggio non assicureranno più la loro disponibilità. E non perché sono “cattivi”, ma semplicemente perché se dovesse accadere qualcosa rischiano in prima persona. La demedicalizzazione della postazione locale di 118 è solo l’ultimo colpo mortale inferto ad un territorio a cui negli anni è stato sottratto troppo sia in termini di servizi, sia in fatto di occupazione. Basti pensare che negli ultimi venti anni nel presidio di Area particolarmente disagiata sono andati perduti circa 200 posti di lavoro. Uno vero e proprio stillicidio che non fa altro che incentivare la piaga dello spopolamento oltre a cancellate la fiducia della gente nei confronti di chi è titolato a dare risposte concrete alla cittadinanza. Il percorso intrapreso rischia di diventare senza via di uscita se alla rassegnazione e allo sconforto non si reagisce in maniera decisa. In questo particolare momento non possiamo lasciare ad altri decidere il futuro di intere generazioni. Mentre vengono qui a parlare di droni per trasportare le provette del sangue, ci tolgono i medici nel 118, la Tac resta inutilizzabile, le sale operatorie sono chiuse, la Dialisi attende da anni un impianto di biosmosi e un altro medico. Ed ancora: 12 comuni dell’alto Molise sono senza pediatra di base dal mese di agosto scorso, le analisi di notte in emergenza sono affidate al Poct,apparecchiatura che una volta funziona e una no. Non è tutto visto che hanno fatto fuggire l’unico dirigente medico del laboratorio Analisi, la quale aveva chiesto solo di poter lavorare. Si aggiunga la perdita del servizio mensa, oggi gestito da un privato insieme alla mai realizzata Rsa pubblica da 50 posti mentre accreditano privati. Dobbiamo continuare a sopportare? A dirla tutta, è solo grazie al coraggio dei medici, degli infermieri e del personale ospedaliero se oggi viene assicurata la continuità di tanti servizi, nonostante il disegno di smantellamento in atto. Come comunità abbiamo il dovere morale di tornare a reclamare i nostri diritti, senza se e senza ma. I servizi funzionanti sono un diritto non una concessione. Né del dg Di Santo né di nessun politico.  Tutti i sindaci della zona dovrebbero ricorrere al Tribunale amministrativo regionale con il sindaco di Agnone e presidente della Provincia in testa, senza pensarci nemmeno un minuto. I diritti dei cittadini non si possono barattare a ribasso accettando le scelte della direzione sanitaria. Dovrebbero indossare le fasce e scendere in prima linea. Al sindaco Saia rivolgiamo l’ultimo diktat: si faccia interprete delle esigenze della comunità che è chiamato a rappresentare. Se non dovesse farlo saremo noi, con il sostegno di decine di cittadini a ricorrere al Tar grazie alla disponibilità del collega Massimo Romano. L’auspicio è che ci sia massima adesione per dare forza ad una battaglia di civiltà, perché quanto si verifica in alto Molise è il preludio a quello che stanno provando a fare: privatizzare tutto ciò che resta della sanità pubblica in Molise. A questo disegno vergognoso noi ci opporremo sempre con tutte le forze e al fianco dei cittadini.

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