Il bilancio di previsione, sottoposto ad audizione dal governo regionale lo scorso 2 aprile, non si discosta molto dal metodo e dal merito utilizzato nel passato. E anche stavolta non si intravedono significativi passi in avanti per il futuro del territorio molisano e dei suoi abitanti.

Le nostre osservazioni, come mondo sindacale e come CGIL in particolare, richiamano per l’ennesima volta l’impellente necessità di una maggiore attenzione sui temi dell’impoverimento economico e sociale del Molise, della crescita di diseguaglianze e della povertà (assoluta e relativa), dell’invecchiamento medio della popolazione, della continua diminuzione di residenti e soprattutto dell’inarrestabile processo di emigrazione dei giovani in cerca di lavoro.

Infatti, tutti i dati economico-sociali divulgati dall’Istat e dagli altri istituti di statistica e ricerca, ribadiscono con estrema chiarezza l’esistenza di un forte arretramento delle regioni meridionali e dello stesso Molise.

La conferma di ciò risiede anche nel riconoscimento della nostra Regione quale appartenente al cosiddetto ‘Obiettivo 1’, ovvero a quelle “aree territoriali sottoutilizzate o meglio definibili come depresse” per ciò che concerne le politiche comunitarie del prossimo sessennio 2021-2026. Fermo restando le analisi di contesto e i numeri ad essa corrispondenti, non sfuggirà quindi l’estrema necessità di un NUOVO MODELLO DI PROGRAMMAZIONE E SVILUPPO che solo una visione strategica e compiuta può realizzare.

Quello che manca, però, anche in questo DEFR, così come in passato. Tra l’altro, proprio a tal fine, la CGIL ha ribadito a più riprese la necessità di un tavolo permanente di confronto con il mondo politico ed economico, per individuare il raggio di azione rispetto alle politiche di rilancio e di sviluppo che si intendono adottare.

Negli ultimi dieci anni, la perdita di occupazione e di reddito procapite, ha rispedito la nostra realtà tra quelle in forte sofferenza. La chiusura di importanti aziende tra cui quelle partecipate direttamente dalla Regione, la riorganizzazione istituzionale, la perdita di decine di imprese e lavoratori del commercio, dell’edilizia e da ultimo la pesante crisi dell’editoria, accompagnata dalla mancanza di piani alternativi per l’occupazione e dell’assenza di politiche attive del lavoro, compromettono fortemente il vissuto dei cittadini e dei lavoratori molisani.

Accanto alla perdita secca di lavoro, continuano ad esserci le ataviche problematiche di una Regione in sofferenza, dalla sanità alle infrastrutture, dai trasporti allo spopolamento delle aree interne, dalla fragilità del territorio all’inquinamento ambientale, solo per citarne alcune. Tutti temi che riteniamo debbono essere inquadrati all’interno di un vero piano organico regionale di sviluppo.

È evidente che con le sole risorse locali e regionali non si è in grado di rispondere alle innumerevoli necessità esistenti e che la scarsità finanziaria di fondi a libera destinazione rendono più complicato il quadro. Occorre, perciò, una migliore redistribuzione e intreccio tra le risorse economiche proprie e quelle derivanti dalle politiche comunitarie e nazionali, che rappresentano l’unica vera fonte di investimento concreto.

Da tempo la CGIL sostiene che non bastino singole politiche per risolvere singoli problemi. E le contromisure messe in atto fino ad ora confermano questa teoria, tant’è che i risultati sono stati molto scarsi rispetto alle previsioni, senza apportare reali e consistenti benefici; basti pensare all’istituzione delle aree di crisi semplice e complessa, o al Patto per il Molise, o al piano straordinario per le infrastrutture.

Tutte misure che non sono state sino ad oggi in grado di riavviare l’economia regionale e di cui, in alcuni casi, non abbiamo più notizie sullo stato di avanzamento. Infine, i nuovi strumenti come la Zes e il Patto per lo sviluppo devono ancora trovare la giusta dimensione e implementazione. Serve, quindi, una strategia e una larga condivisione in tempi molto brevi sia di metodo che di merito.

Per questo, la CGIL regionale Abruzzo Molise pur intervenendo su alcune singole azioni del DEFR presentato, ritiene lo stesso del tutto insufficiente ad affrontare il contesto molisano. Esso va inquadrato all’interno di una più ampia azione di governo che, necessariamente deve accelerare e concepire un modello di sviluppo basato sull’individuazione di azioni concrete,di priorità e filiere oltre alla necessaria riunificazione delle risorse da investire.