Riportiamo la testimonianza della nipote di un uomo di 73 anni, positivo al Covid, abbandonato e senza medicine presso la RSA di Venafro.

Uomo di 73 anni, in ospedale a Termoli dal 15 ottobre per un piccolo intervento, si è scoperto essere positivo al Covid (VIRUS CONTRATTO IN OSPEDALE!).

Dopo il quarto/quinto tampone, fatto prima di essere trasferito a Vasto per una riabilitazione, l’esito positivo al Covid ha fatto sì, che il 3/12 sia stato trasferito in una stanza dell’RSA di Venafro, senza avviare alcuna cura farmacologica.

Solo dopo una telefonata intrapresa da me familiare agli operatori dell’ospedale, mi è stato consigliato di portare (da casa) le cure farmacologiche per avviare la terapia anti-Covid!!! Mi è stato suggerito di procurare gli antibiotici, cortisone, eparina a basso peso molecolare (per richiederlo c’è necessità del piano terapeutico di un cardiologo, quindi cosa non facile e tempestiva!)

Inoltre hanno lasciato un uomo malato, anziano, immobilizzato a letto, senza “il campanello”… unico allarme da poter utilizzare in caso di bisogno. Ad oggi ancora la situazione non cambia!!! Mio zio riferisce telefonicamente di sentirsi abbandonato, di non aver attenzioni da parte di nessuno. Per tutta la notte ha avuto il pannolone sporco addosso, solo la mattina seguente è stato cambiato.

Com’è possibile che un malato venga trasferito in un centro privo di medicinali, del semplice sostegno per girarsi da solo nel letto (la cosiddetta capra) e persino del campanello di allarme? Le sue condizioni fisiche consentono il trasferimento in tale RSA se è priva di tutto? Ieri addirittura, l’operatore mi ripete che dovrei andare dal medico di base per farmi prescrivere qualcosa per la semplice tosse.

Questo mi fa dubitare fortemente che questa struttura sia adatta a garantire l’assistenza medica necessaria a mio zio in questo caso, ma in generale ad un malato Covid! Spero vivamente che il mio familiare esca così com’è entrato in ospedale, ossia camminando sulle sue gambe. Non possiamo girarci dall’altra parte e sperare che “se la cavi” mentre la dignità umana viene calpestata nello squallore della sanità molisana!

La nipote, I. C.