“Al termine di questo lungo e complesso percorso che ha portato alla designazione o alla nomina dei vari rappresentanti della Regione Molise in seno agli organismi di dipendenza regionale, il Consiglio regionale può dire di aver colto l’importante risultato di un totale rinnovamento di nomi e di volti rispetto al passato e di aver garantito, per ciascuna casella, la presenza di professionalità e di competenze riconosciute.

Si sono visionati i curricula, si è preso atto delle disponibilità, si è ragionato con serietà e pacatezza, con l’intento dichiarato di sfuggire a ogni recondita tentazione e dar vita ad una incomprensibile e inopportuna spartizione di potere o di poltrone dorate – gli incarichi prevedono solo rimborsi spesa o piccolissime indennità imparagonabili rispetto al passato ma di cercare di coinvolgere nella gestione di questi Enti, Aziende, Commissioni e Comitati, persone nuove con l’entusiasmo e la determinazione di portare le loro competenze ed esperienze, avute nella vita professionale privata, nel settore pubblico e di metterle quindi a disposizione della collettività. Del resto i molisani, con le ultime elezioni, hanno chiesto un cambiamento.

Un passo diverso che tutti noi, maggioranza e minoranza, abbiamo cercato di attuare con la scelta di questi nomi”. Lo ha detto il Presidente del Consiglio regionale Salvatore Micone in proposito alla recente designazione da lui fatta di una serie di nominativi per ricoprire i vertici di alcuni organismi di amministrazione attiva, consultiva e di controllo della Regione Molise. “La legge regionale n. 16 del 2002 -ha ricordato ancora il Presidente Micone – affida al Consiglio regionale la nomina e la designazione degli organi di amministrazione attiva, consultiva e di controllo della Regione Molise. La stessa norma, prevede che decorso un certo tempo senza che l’Assemblea abbia compiuto una scelta specifica, al fine di non bloccare l’attività degli stessi organi, il Presidente del Consiglio può attivare i poteri sostitutivi e procedere lui stesso direttamente a tale incombenza.

E’ quanto accaduto recentemente quando, spirato senza frutto il termine assegnato dalla legge regionale all’Assemblea, ho attivato, come hanno fatto in passato i miei predecessori, le procedure per le nomine e designazioni necessarie. Procedure che prima di tutto hanno previsto un confronto con le forze politiche presenti in Consiglio, sia di maggioranza sia di
minoranza, al fine di definire un metodo di lavoro che permettesse a ciascuno di esprimere un orientamento e una posizione esplicita.

Tale attività di confronto si è svolta in un clima di concordia e di reciproco rispetto nella condivisione unanime, dei vari Gruppi consiliari, di dare ad ogni organismo rappresentanti idonei e capaci. Evidentemente ogni Consigliere si è impegnato nell’approfondire la tematica delle competenze di ciascun comitato, commissione e organismo e delle caratteristiche che le relative norme di riferimento prevedevano per la designazione dei rappresentanti della Regione. Alla conclusione delle fasi di strutturazione di un metodo, di espressione di una posizione e di un confronto su ogni organismo e posizione, mi sono assunto la responsabilità di fare sintesi e tramutare il lavoro di confronto in atti concreti.

Previa un’attenta verifica da parte della struttura tecnica del Consiglio regionale di tutti i requisiti e di assenza di posizioni di incompatibilità o ineleggibilità che le norme nazionali e regionali prescirivono”. “Esempio concreto di questo modus operandi –ha aggiunto il Presidente del Consiglio- è stata la nomina dei membri del Comitato regionale per le comunicazioni (CORECOM), i cui designati rispondono pienamente ai requisiti della legge regionale 18 del 2002 e che vantano un curriculum confacente alle diversificate, e nel susseguirsi degli anni, accresciute competenze di questo importante organismo.

Il Comitato certamente si occupa di controllare e monitorare il settore dei media locali, di vigilare sulla pubblicazione e diffusione dei sondaggi, con particolare attenzione per il periodo elettorale, di tenere il Registro Unico Operatori della Comunicazione, ma anche di gestire le complesse attività di conciliazione e di definizioni delle controversie tra utenti e gestori di servizi di telefonia.

Tale ultima attività ha interessato nel 2017 e nel 2018 migliaia di cittadini-utenti che hanno trovato positività nel rivolgersi, in totale gratuità, ad una struttura territoriale, il Corecom per l’appunto, per risolvere delle controversie di diverso genere, dovute a incomprensione o cattiva fornitura di servizi, con i grandi gestori della telefonia e delle reti internet. Si è aggiunta, ancor più recentemente, la vigilanza sulla salvaguardia della tutela dei diritti dei minori nei media locali.

Non ultima poi la legge regionale sull’attribuzione dei contributi all’editoria che prevede che il Comitato svolga un ruolo attivo nella verifica delle condizioni (bilancio aziendale, rispetto dei contratti lavorativi del personale impiegato negli organi di informazione, ecc.) per l’assegnazione dei benefici. Tutte attività tecnico-operative che si armonizzano con la preparazione dei tre membri designati per il possesso di competenze giuridiche, economiche e operative.

Il legislatore che a suo tempo operò la scelta dei requisiti per la nomina dei componenti del CORECOM, non a caso scolpì quale principio cardine per la scelta dei componenti del Comitato (art. 3, comma1, della lr. 18/02) la loro indipendenza dal sistema degli interessi di settori delle comunicazioni. Non previde, invece, come qualcuno desume, nè esplicitamente né implicitamente, l’obbligo della presenza di un giornalista, anche perché il mondo della comunicazione vede l’interazione di una serie complessa e diversificata di figure, ivi compresa quella del giornalista, ma non certo la sola.

Del resto il CORECOM, nell’ambito delle sue variegate attività, è chiamato in taluni casi a controllare, valutare e monitorare l’attività e la produzione giornalistica, non certo a generarla, crearla o elaborarla. Resta chiara a tutta l’Assemblea regionale l’importanza della professione giornalistica nell’espletamento della sua alta e impareggiabile funzione sociale, economica, culturale e istituzionale nella crescita e nello sviluppo civile di una comunità.

Funzione che si esplica anche nel sostenere o criticare, ove ce ne fosse il bisogno, chi governa e chi si oppone. E’ per noi tacito che senza la professione giornalistica l’opinione pubblica vedrebbe più difficilmente affermato il proprio diritto ad essere informata in modo preciso e ufficiale sull’attività delle istituzioni, venendo così danneggiata la possibilità di partecipare in maniera consapevole al processo democratico”.

“E’ evidente –ha concluso Micone- che ci potrebbero essere tante alternative ai nomi scelti, ma è altrettanto chiaro che la politica è anche scelta, concretezza e assunzione di responsabilità. E’ ciò che io e l’intero Consiglio regionale abbiamo fatto. Auguro a tutti i designati e nominati buon lavoro, e spero che possano svolgere il loro ruolo con serenità, onestà ed equilibrio, rappresentando gli interessi collettivi per il bene dell’intero Molise”.