30 secondi. Tanto è stato il tempo impiegato per procedere alla votazione. Veloce, senza richiesta di a votazione per appello nominale che avrebbe fatto venir meno il numero legale. Senza la richiesta di verifica del numero legale, senza del quale un Consiglio non può continuare. Passa così la variazione al bilancio proposta dal governo Toma.

Con 8 voti favorevoli e 4 contrari il Consiglio approva la variazione di bilancio portata in aula di fretta e furia dal centro-destra.

Quattro consiglieri del governo Toma erano assenti. Erano ripartite da Campobasso Aida Romagnuolo e Mena Calenda che già qualche ora prima avevano ritrovato l’unità d’intenti sulla mozione presentata dalla Romagnuolo che ha riproposto in aula la nomina di un assessore interno al posto del leghista Marone. Ma stavolta i compagni di maggioranza, gli stessi 11 che avevano sottoscritto quel documento nella riunione di Campodipietra ospitati da Cefaratti per risolvere la crisi politica, tutti hanno ritenuto opportuno di soprassedere. Mancava anche lo stesso Gianluca Cefaratti.

Iorio non ha proprio partecipato, ammesso che l’ex presidente possa essere ancora annoverato nella maggioranza pur ritenendosi, lui, esponente di centrodestra non d’accordo con i metodi del governo Toma. Otto eletti che però non sarebbero bastati a reggere il numero legale in aula. Se non ci fosse stato la spalla del Movimento 5 stelle. Eh già. Perché il movimento che si vanta di opposizione dura, a volte tenta di ammorbidire il boccone. Così mentre il Pd di Facciolla e Fanelli risultava assente alla chiamata del presidente Micone, ecco che Andrea Greco ed altri tre dei suoi hanno preferito non chiedere la verifica del numero legale.

Le stranezze molisane. Perché chi fa politica, piaccia o meno, se sta all’opposizione non regge il gioco alla maggioranza. Non quando la maggioranza si mette in difficoltà da sola. Ma, diciamoci la verità, a parte il giochetto della mozione di sfiducia presentata dai 5stelle che sentivano la necessità di dimostrare il loro pugno di ferro, sapendo che non sarebbe passata, il movimento sta giocando di sponda con Donato Toma da aprile 2020. Cosa sarebbe successo se i pentastellati avessero dimostrato che la i consiglieri di maggioranza non erano in aula per mettere soldi sull’anticendio che avevano lasciato con zero euro?

Che il Consiglio si sarebbe dovuto riunire di nuovo e il governo Toma ne sarebbe uscito, mediaticamente, con le ossa ancora più rotte di quanto non ne abbia già autofratturate. Chissà cosa sarà passato per la testa: riconvocare il Consiglio ad agosto? In effetti sarebbe stata una gran fatica arrivare a Campobasso dal mare o dalla montagna. Ad ogni buon conto i nostri eletti sono in ferie.

Chissà se molti lo sanno che dopo Agosto è un attimo che non ti accorgi e siamo sotto Natale. E in mezzo c’è il rinnovo dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale con Micone che vuole ritentare il colpo a presidente, Facciolla che vorrebbe giocarsi la carta della presenza del Pd rimasto a bocca asciutta in questo primo giro per il blitz dei 5Stelle che ne ha piazzati due.

E gli equilibri labili della non ritrovata compattezza nella maggioranza potrebbero tornare a galla attendendo l’esito del ricorso dei consiglieri supplenti cacciati ad aprile con metodi giuridicamente eccepibili, secondo i ricorrenti. Aspetteremo l’autunno sperando che le stampelle, i consiglieri, le facciano al popolo.

Red.pol