Vincenzo Iacovino e Vincenzo Fiorini in rappresentanza di Massimiliano Scarabeo. L’avvocato Colalillo in rappresentanza dell’assessore di Forza Italia Nicola Cavaliere. L’avvocatura dello Stato in rappresentanza della Regione Molise. Balducci Ottavio in rappresentanza del pentastellato Vittorio Nola.

Erano questi i legali presenti nell’aula del Tribunale Civile di Campobasso che in data 22 ottobre 2020 alle ore 11 hanno discusso il ricorso presentato dall’ex consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Massimiliano Scarabeo, “disarcionato dal presidente del Consiglio regionale in violazione di legge” sostengono i legali Iacovino – Fiorini.

Il caso riguarda la questione della riforma della legge elettorale con la conseguente cacciata dei consiglieri regionali surroga (Matteo, Scarabeo, Tedeschi che hanno fatto ricorso, e Nico Romagnuolo che, come evidenziato in aula, è l’unico dei quattro a non essere andato in tribunale e ad aver ricevuto l’incarico pubblico di commissario al Nucleo industriale di Campobasso – Bojano nonostante la norma di inconferibiità di incarichi vigente in Italia dal 2013).

I legali di Scarabeo, durante la discussione, hanno evidenziato due aspetti fondamentali di quanto accaduto nel consiglio iniziato il 20 aprile 2020 che ha visto, il giorno 30 aprile, l’approvazione della legge regionale numero 1, ossia la legge di stabilità.

Da un lato vi è la mancata convocazione dei consiglieri supplenti al Consiglio regionale, già calendarizzato, attraverso una mail datata 17 aprile inviata dal presidente Micone che comunica loro di non doversi presentare in aula il giorno 20 a causa della mossa politica del governatore Toma il quale il 16 aprile aveva azzerato la Giunta regionale. Atto con cui gli assessori non più tali avevano eliminato la incompatibilità con la carica di consigliere sancita dall’articolo 15 della legge elettorale numero 20 del 2017.

“Il Presidente del Consiglio, preso atto delle dimissioni e in violazione di legge, ha disposto l’immediata decadenza dei consiglieri supplenti ancor prima dell’adunanza consiliare che avrebbe dovuto decidere con la partecipazione dei consiglieri stessi per deliberare il subentro degli assessori dimissionari” è la tesi dall’avvocato Iacovino che sostiene la convocazione illegittima del Consiglio del 20 aprile e quindi illegittimamente composto “dove gli assessori dimissionari hanno votato la loro reintegra”. In seconda istanza gli avvocati di Scarabeo hanno chiesto l’applicazione della modifica delle legge elettorale 20 del 2017 non in questa ma a partire dalla prossima legislatura.

Una teoria che il collegio giudicante composta dai giudici Di Dedda, Di Rauso e Napolitano avrebbero già rigettato in occasione della richiesta di sospensiva da parte degli altri due ricorrenti, Paola Matteo e Antonio Tedeschi. Sposando a pieno la tesi sostenuta dal presidente della Regione Molise, Donato Toma, il collegio di magistrati è orientativamente indotto ad interpretare l’accaduto sostenendo che la legge di modifica è stata approvata il 30 aprile ed è entrata in vigore il 1 maggio. Toma ha rinominato gli assessori eletti consiglieri il giorno 3 maggio. Quindi, secondo i giudici non c’è stata applicazione retroattiva della legge numero 1 del 2020.

L’avvocato Iacovino ha però controbattuto: “la legge elettorale numero 20, contenente l’incompatibilità tra assessori e consiglieri regionali, è stata approvata nel 2017 dal governo Frattura. Se la legge elettorale si applicasse a legislatura in corso – ha sostenuto ancora durante la discussione in aula il legale di Scarabeo – l’allora vice presidente della Giunta regionale Vittorino Facciolla, unico assessore in quell’esecutivo eletto,  non avrebbe potuto ricoprire la carica anche di consigliere regionale fino alla fine della legislatura”. Perché in materia elettorale, qualunque riforma, non può andare ad incidere sulla legislatura vigente ma solo partire da prossime elezioni. “Infatti la legge elettorale del 2017 – ha concluso Iacovino – è stata applicata solo dopo le elezioni del 2018 che hanno visto presidente eletto Donato Toma”.

Panico in aula.

E’ calato un silenzio assordante rotto dalla tesi dell’avvocato Ottavio Balducci. Il legale dei Cinquestelle, in rappresentanza del consigliere Vittorio Nola citato in giudizio insieme a tutti i consiglieri regionali, ha sostenuto esattamente la tesi dell’avvocato Iacovino: e cioè che la riforma elettorale non può che applicarsi dalla prossima legislatura.

E’ cautamente speranzoso l’avvocato Iacovino che, nonostante l’interpretazione del giudice nelle due udienze cautelari precedenti, sostiene: “quanto accaduto alla Regione Molise è un vero e proprio scempio giuridico. Sono fiducioso a che i giudici applicheranno saggiamente le norme e i princìpi costituzionali al caso concreto”.

L’esponente di FdI, Massimiliano Scarabeo, invece lascia le sue considerazioni al social network: “Sono fiducioso nel fatto che i giudici non solo andranno fieri della loro incorruttibilità – scrive su Facebook l’ex consigliere regionale di Venafro – ma non dimenticheranno neppure di fare giustizia sull’uso strumentale delle leggi – fatto dal governo Toma ndr – che, come diceva Platone, è tipico delle cattive persone”.