di Giovanni Minicozzi

I tre consiglieri supplenti estromessi dall’aula di Palazzo D’Aimmo non mollano e chiedono giustizia. Dopo la sentenza di primo grado emessa dal tribunale di Campobasso che li ha visti soccombenti  Massimiliano Scarabeo,  Paola Matteo e Antonio Tedeschi si apprestano a depositare ricorso in appello.

Anche il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Filoteo Di Sandro, primo dei non eletti, ha presentato ricorso poiché dopo la nomina in giunta di Quintino  Pallante gli spettava il rientro in consiglio regionale. Il quarto consigliere supplente Nicola Romagnuolo non aveva presentato nessun ricorso ed era stato premiato dalla giunta Toma con l’incarico di commissario del nucleo industriale di Campobasso – Bojano.

Tale nomina però è risultata inconferibile per effetto del decreto Monti che vieta ogni incarico pubblico prima di due anni dall’ultimo ruolo istituzionale ricoperto. Tutti conoscono tale norma ma Toma è andato avanti a testa bassa. L’anomala estromissione dei consiglieri supplenti avvenne un anno fa’ con un codicillo inserito nella legge di stabilità per l’anno 2020, codicillo che ha modificato la legge elettorale in vigore eliminando l’incompatibilita tra il ruolo di assessore e quello di consigliere regionale.

Peraltro la modifica approvata dall’aula prevede l’immediata entrata in vigore della nuova normativa ribaltando di fatto  la volontà degli elettori che avevano espresso le loro preferenze in linea con la legge elettorale in vigore. Paradossalmente il governo Conte bis non osservò la legge ma si limitò a chiedere verbalmente una modifica circa l’interpretazione autentica della norma.

L’allora ministro per gli affari regionali Francesco Boccia ottenne l’impegno del presidente della Regione Donato Toma  il quale però, a distanza di un anno, si è ben guardato di ottemperare. In buona sostanza le regole elettorali sono state modificate in corso di legislatura  a proprio piacimento solo per poter avere 11 voti favorevoli in consiglio regionale con l’unco obiettivo di difendere la propria poltrona.

L’esponente di Fratelli d’Italia Massimiliano Scarabeo alza le barricate e annuncia battaglia in appello e perfino in Corte Costituzionale  “per ripristinare la legalità in questa terra massacrata da arroganza e ignoranza politica” – ha scritto nella nota che riporto integralmente.

“Come per gli altri ricorrenti, anche per me è arrivata la bocciatura del ricorso proposto dinanzi al tribunale di Campobasso relativo al “colpo di Stato” messo in atto dalla Giunta Toma per cambiare la legge elettorale ed estromettere i consiglieri regionali supplenti dalla carica. Si sa, in Italia sono pochi gli esperti in materia elettorale e, soprattutto, non ci si aspettava decisione diversa a Campobasso.

Tanto è vero che non solo il ricorso in appello è già pronto, ma andrò avanti fino alla Corte Costituzionale per ripristinare la legalità in questa terra massacrata da arroganza e ignoranza politica”.