di Tonino Atella

Charles Aznavour e Milva anni addietro interpretavano magistralmente l’indimenticabile, toccante e significativa “Com’è triste Venezia”, canzone che diceva di cose non belle e tanto struggenti, assieme anche ad aspetti positivi della realtà del tempo. Parafrasando siffatto titolo, scriviamo invece di “Com’é triste Venafro !” oggi, pensando alle tante negatività in essere nella quarta città del Molise. “Com’è triste Venafro” andando d’acchito col pensiero alla sua mancanza principe e maggiormente imperdonabile  : i neonati che, non certo per scelta delle donne che li mettono al mondo, da anni non vengono più alla luce al SS Rosario di Venafro, dopo la disastrosa e datata decisione di chiudere la neonatologia, unitamente a tant’altri servizi sanitari dell’ex ospedale cittadino di zona, oggi ridotto -e non ce ne vogliono coloro i quali, purtroppo pochissimi, vi lavorano tuttora prodigandosi comunque- a ben poca cosa medico/sanitaria rispetto alla tantissima offerta dei decenni trascorsi. Questo, si ricorda, poneva allora il SS Rosario a pieno merito in testa alla classifica delle strutture ospedaliere molisane quale unico ospedale pubblico molisano coi conti in attivo. Captava infatti tantissima utenza extraregionale proveniente da Abruzzo, Lazio e Campania, ossia da tutte le aree regionali confinanti, utenza evidentemente soddisfatta delle prestazioni e dei servizi che vi trovava e riceveva, riscontro che apportava tante risorse finanziarie di altre regioni alle asfittiche casse della sanità pubblica molisana che così sopravviveva. Ma aldilà di tale pur essenziale aspetto della vicenda, ossia quello economico, fa tanta rabbia e suscita viva contrarietà sociale nelle popolazioni dell’intero mandamento venafrano -qualcosa che va oltre i 30mila residenti !- non sentire più vagiti di neonati nelle corsie ospedaliere cittadine, cioè non accogliere ed abbracciare più la nuova vita nell’ampio ma oggi desolatamente vuoto SS Rosario di Venafro, mortificato in toto e ridotto ai minimi termini -pronto soccorso soppresso, sale chirurgiche sbarrate a doppia mandata,unità e servizi ospedalieri scomparsi, laboratorio di analisi ridotto al minimo … “sindacale”- senza motivazioni plausibili di sorta a giustificare quanto disastrosamente combinato ! E dire che il SS Rosario era tanto amato nei decenni trascorsi dai venafrani che ci fu chi, a metà anni ‘60, testamentò  consistenti lasciti economici (ben dieci milioni di lire nei primi anni ’60, ossia un’autentica fortuna per l’epoca !) all’ospedale cittadino, vanto della città e dell’intero mandamento, comprando altresì la prima autoambulanza ospedaliera ed il furgone a tre ruote per il trasporto di bombole di ossigeno e per altre necessità.

Trattavasi del Cav. Giovanni Atella, ammogliato e senza prole, autentico benefattore che come tanti venafrani amava il SS Rosario (una lapide marmorea ai piedi della monumentale scala d’accesso dello storico SS Rosario, oggi chiuso ed abbandonato, ne ricorda figura, opere ed impegno socio/umanitario), ma si prodigava anche per i poveri con lasciti annuali di beni di prima necessità e metteva di continuo a disposizione averi, scenari, costumi, armature ect per l’allestimento dell’Opera di San Nicandro, il dramma sacro sulla vita dei Martiri Nicandro, Marciano e Daria della città che all’epoca veniva rappresentato sul sagrato della Chiesa del Purgatorio al Mercato, di fronte al Monumento ai Caduti. Tornando al nosocomio cittadino, si amava tanto nei decenni trascorsi il SS Rosario, lo si appezzava proteggendolo ed incentivandolo prima che menti sciagurate, forti di una legislazione nazionale nient’affatto accorta ed oculata, decidessero un brutto giorno per il suo declassamento che l’ha oggi impoverito anche dei vagiti bellissimi dei neonati, ossia della nuova, preziosa ed essenziale vita ! Sciagura maggiore, credete, non poteva esserci per Venafro ed il suo SS Rosario ! Sapranno gli uomini del terzo millennio rimediare a così tanto mal fatto ? Vogliamo crederci fortemente !

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