Il P.C.L. di Isernia ha condiviso l’iniziativa dell’associazione “Isernia provincia aperta” che con la sua conferenza stampa è intervenuta sul gravissimo della falsa denuncia fatta da un 21enne isernino, contro tre ignoti migranti per una immaginifica aggressione con furto di denaro, mai subita.

La inaudita montatura mediatica è stata istantanea, senza neanche attendere gli accertamenti dei carabinieri, che già il giorno dopo hanno appurato come “il giovane, per giustificare ai familiari di aver dilapidato al gioco una somma di denaro, riferiva di aver subito un’aggressione che in realtà non si è mai verificata, procurandosi delle autolesioni”.
Nondimeno si erano già fulmineamente scatenate in città le solite odiose e pericolosissime istigazioni contro i migranti; quando l’episodio tocca un isernino è semplice cronaca su un individuo; quando tocca un migrante viene criminalizzata un’intera comunità etnica, e nessuno ricorda mai un concetto elementare: la responsabilità di malsani gesti è personale.

I media locali, come quelli nazionali del resto, su questo tema dovrebbero utilizzare tantissima prudenza visto il contesto avvelenato dai razzisti di professione, e ricordare che il fascismo, il razzismo, non sono “opinioni tra le altre nel pluralismo”, ma sono un crimine contro l’umanità da mettere al bando.

Ma preme rilevare che la suddetta simulazione del reato, non può relegarsi alla bravata di un ragazzino isernino che voleva nascondere il suo misfatto ai genitori. La città di Isernia deve porsi una domanda: perché il giovane isernino ha gettato la falsa colpa proprio su “tre migranti”?

Un ragazzino isernino, culturalmente disarmato, che abbia ascoltato gli sconcertanti interventi di vari (mal) Consiglieri comunali di Isernia, stile Hitler o leggi razziali del ’38, durante la seduta dello “no allo Sprar” dell’estate scorsa , bell’esempio prende dalle stesse istituzioni.

E’ evidente che l’episodio ci racconta il degrado culturale e sociale a cui ci sta conducendo, anche a Isernia, tutta la infame campagna anti migranti che, invece di affrontare la problematica semina solo inutili e dannosi odi sociali mal riposti, speculando vigliaccamente su flussi comunque inarrestabili, dove persone disperate si riversano dall’Africa in Europa per sfuggire a guerre, miserie e barbarie, di cui i governi capitalisti – inclusi quelli italiani – sono storicamente i principali responsabili.

Le pubbliche autorità della cosiddetta “Repubblica antifascista” legittimano gruppetti neofascisti che spargono l’odio razziale nella città di Isernia, autorizzando spazi pubblici o sale istituzionali per la loro bassa propaganda, a fronte di norme che invece ne imporrebbero la la messa al bando. La stessa Procura di Isernia che lì non interviene, chiede a sproposito – peraltro senza alcun fondamento giuridico come sentenziato – otto giorni di carcere e multe salate per sette antifascisti (tra essi la delegazione del PCL Molise), rei di “aver intonato Bella Ciao e canti antifascisti” .

Le norme che mettono al bando il fascismo e il razzismo vengono rese del tutto inefficaci dallo stesso stato che le promulga, perché questi disvalori servono alla conservazione del sistema. Le organizzazioni fasciste o leghiste, hanno lo specifico ruolo di servire i poteri forti ed il loro sistema, cercando di impedire l’unità di lotta tra lavoratori italiani e migranti, fomentando ad arte l’oscurantista ed anacronistica “paura del nero”, facendo leva sui più rozzi ed egoistici istinti subumani.

Sanno che questa guerra tra poveri, anche a Isernia, devia la rabbia sociale verso i falsi obiettivi dei migranti, salvando i veri responsabili del saccheggio economico e sociale, cioè le cricche di capitalisti e banchieri che anche a Isernia con i loro epigoni locali hanno prelevato il bottino.

La verità è che i lavoratori, i precari , i disoccupati, i senza tetto, tutte le persone disagiate e oppresse, italiane e migranti, a Isernia come ovunque, hanno l’interesse di unirsi contro le ingiustizie sociali generate da un sistema che arricchisce pochi a spese di tanti, per costruire una società di liberi ed eguali, dove tutti possano vivere dignitosamente qualunque sia il colore della pelle.

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