Con animo affranto, la comunità di Cercemaggiore (CB), della Valle del Tammaro e dell’intero Molise, oggi 15 ottobre del 2017, saluterà i Padri Domenicani che per 528 anni si sono posti al servizio del territorio, non solo custodendo il Santuario della Madonna della Libera, amministrando i sacramenti, e promuovendo studi, pubblicazioni e ritiri spirituali, ma aiutando i poveri, coltivando la terra, allevando bestiame, dando ricovero alle persone in difficoltà, insegnando a leggere e scrivere, prestando cure ai malati con una farmacia dal 1600 al 1800, aprendo una scuola nel 1821, offrendo riparo agli sfollati di guerra nel 1943-44, oltre a tante altre meritorie attività.

Il Convento della Madonna della Libera riconosciuto con la Bolla “ Venerabilis Frater” di Papa Innocenzo VIII° del 18 dicembre 1489, ha visto impegnati i Padri Domenicani sul nostro territorio almeno dal 1478, ma diverse fonti menzionano la loro presenza saltuaria già dal 1412 e in particolare dopo il 1456 a seguito di calamità e pestilenza per spronare la popolazione a riprendersi. Per 6 secoli, quest’anfratto della periferia del Sannio, ha ospitato con dignità e devozione, l’Ordine fondato da San Domenico di Guzman il 22 dicembre 1216, sostenendo con discrezione, laboriosità e attaccamento l’opera dei frati.

Decine di generazioni di giovani provenienti dall’Italia e dall’estero hanno avuto l’opportunità di educarsi, studiare, socializzare, fare sport, imparare l’arte, la musica ed il canto, grazie alle molteplici attività dei Padri Domenicani che col Priore Gaetano Capasso nel 1861 mantennero la proprietà in capo al Comune di Cercemaggiore evitando il passaggio al demanio statale. Non di rado mi è capitato nei luoghi più disparati, dal Ministero del Tesoro a Roma fino a Napoli, Milano o negli Stati Uniti, di incrociare persone che conoscevano il Molise perche avevano partecipato a ritiri spirituali, attività di studio o a pratiche sportive nel Convento della Madonna della Libera, menzionandomi in particolare l’indimenticabile Padre Tito.

Per le stringate ragioni che hanno intrecciato per secoli la vita della comunità con quella del Santuario non è semplice trovare oggi le parole giuste per dar voce al moto dell’animo dibattuto tra la constatazione che nulla più poteva essere tentato in aggiunta a quanto già fatto per proseguire il nostro cammino con i Padri Domenicani ed un sentimento di gratitudine verso centinaia di frati che per sei secoli si sono presi cura delle sofferenze di una popolazione vessata e in gran parte provata da fame, miseria ed analfabetismo. Non esiste alcun oriundo di Cercemaggiore, ovunque sia andato nel Mondo, che non abbia portato con sé tra i ricordi più belli di questa nostra Terra, l’immagine della Madonna della Libera, del Santuario e dei Padri Domenicani.

A tutti loro, e in particolare ai più anziani che non potranno più tornare dall’Argentina, da Vancouver, da Greensburgh, da Waterbury, da Caracas, da San Paolo del Brasile, dall’Ontario, da Mainz, da Adelaide, da Montevideo e da altre mille patrie, che va il pensiero in questa giornata di saluto coi Padri Domenicani perché sappiano unirsi a noi nel ringraziare l’Ordine di San Tommaso d’Aquino, San Vincenzo Ferrer e che negli anni più recenti ha avuto tra le proprie fila laici come Giorgio La Pira e Aldo Moro, perché sappiano che il Santuario continuerà a vivere per sempre nei nostri cuori grazie all’opera di altri servitori che sapranno custodire la memoria del passato aprendo una nuova stagione per il Convento della Madonna della Libera di Cercemaggiore.

Nel porgere un sentito grazie a tutti i Padri Domenicani saluto con affetto Padre Angelo che seppe rivolgersi con parole mirabili agli emigranti del Connecticut tanto è vero che molti di essi tornarono a festeggiare insieme a noi il seicentesimo anniversario del ritrovamento della Statua della Libera del 1412.