Il comunicato stampa inviato nella giornata di ieri, mercoledì 13 marzo, dalla Prefettura di Isernia, ci lascia perplessi.

“Il centro per migranti, sito in via Giovanni XXIII, non è convenzionato con la Prefettura di Isernia e, dunque, non è corretto qualificarla come “Centro di accoglienza”. A seguito di una violenta rissa tra migranti, verificatasi il 28.3.2017, nelle vicinanze della struttura, la Prefettura, a seguito di apposito controllo sul Centro, aveva risolto per inadempimento la convenzione con la ditta che lo gestiva. Per effetto della risoluzione, fu disposto il trasferimento dei migranti che non avevano preso parte alla rissa, presso altre strutture idonee, convenzionate. Molti migranti non hanno accettato il trasferimento e hanno proposto ricorso.

Sia le revoche dell’accoglienza, sia la risoluzione della convenzione con il gestore sono state impugnate, dagli interessati, rispettivamente innanzi al Tar Molise ed al Tribunale civile di Campobasso. Le opposizioni giudiziarie sono, al momento, pendenti, in attesa delle decisioni di merito; ma i provvedimenti prefettizi citati, non essendo state accolte, da parte delle Autorità giudiziarie adite, le istanze cautelari di sospensione, sono efficaci e vigenti. I migranti ivi dimoranti non usufruiscono dei servizi di accoglienza e nessun rapporto giuridico e/o convenzione risulta esservi in atto con l’operatore economico che ha la disponibilità dello stabile”. Questo in sintesi dice il documento della Prefettura.

I Carabinieri sono intervenuti nel Centro per migranti in questione, su segnalazione di qualcuno, per effettuare un blitz antidroga. La struttura, come ormai acclarato, da circa due anni si autogestisce, nessuno controlla quello che avviene all’interno, e soprattutto, nessuno controlla i migranti. Che lo stabile sia diventato una base per lo spaccio di droga in città, è cosa risaputa, solo un cieco non si sarebbe accorto dei movimenti sospetti che avvengo a tutte le ore nella zona in oggetto.

Le forze dell’ordine non posso fare da badanti a chi dimora nella struttura e nemmeno controllarli 24 ore su 24. La domanda che dobbiamo porci è: Il Ministero dell’Interno è a conoscenza di questa grave situazione? E’ mai possibile che un gruppo di circa 20 migrati si trovi in queste condizioni senza che nessuno si preoccupi minimamente del loro futuro?

Da quanto è dato sapere, gli immigrati usufruiscono ancora di vitto e alloggio grazie alla società che si occupava del servizio, ma non hanno più diritto al pocket money di 2,5 euro al giorno. In attesa che il tribunale di Campobasso si pronunci sulla controversia, tra la ditta ricorrente e la Prefettura di Isernia, in merito alla revoca della convenzione, questi ragazzi vivono alla giornata. Non hanno nessuna disponibilità economica, dunque, come e dove trovano i soldi? La risposta è semplice, mendicando e dedicandosi alla spaccio di droga.

Essendo richiedenti asilo, hanno diritto a rimanere sul territorio, ma fino a quando potranno ancora usufruire di vitto e alloggio da parte della società che gestiva una volta il Cat? Se la sentenza del tribunale dovesse dar ragione alla Prefettura pentra, i migranti perderebbero anche un tetto sulla testa e da magiare, perché, chi fino ad oggi si sta ancora occupando di loro, non avrebbe più nessun interesse a farlo.

Non riattivandosi la convenzione e non recuperando il denaro perduto per assistere ancora i profughi, anche la società che ha fatto ricorso, se ne laverebbe le mani come Ponzio Pilato. Una situazione che potrebbe diventare esplosiva e dalle conseguenze imprevedibili.