di Redazione

Cinquecento bambini non hanno il pediatra di base e i genitori sono costretti a ricorrere agli specialisti privati o a percorrere 40-50 chilometri per andare in ospedale a Isernia. Il tema nei mesi scorsi ha visto scendere in campo anche la Chiesa con il direttore della Caritas diocesana di Trivento, don Alberto Conti che in una intervista al quotidiano ‘Avvenire’ ha parlato di vero e proprio “dramma che non fa altro che incentivare il dilaniante fenomeno dello spopolamento”. Sull’argomento è tornato a parlarne anche un noto programma televisivo di denuncia. Un problema abbastanza serio che neppure l’istituzione degli ambulatori pediatrici nei giorni festivi e prefestivi negli ospedali di Agnone, Termoli, Isernia e Campobasso che pure è un passo importante, risolve definitivamente. La questione resta un  problema serio per i genitori dell’ Alto Molise che ancora oggi, per le consulenze pediatriche sono costretti a rivolgersi a professionisti di Campobasso e Isernia. In sostanza non è stata sanata del tutto una situazione che meriterebbe maggiore considerazione visto che si parla di neonati. A chiedere una soluzione definitiva sono le tante mamme e papà dei dodici comuni al confine con l’Abruzzo che continuano la battaglia in solitaria per evitare viaggi in altri centri o adottare espedienti come le  consulenze a distanza tramite video-chiamate o telefonate con pediatri di fiducia. Situazioni, queste  che ovviamente non funzionano per casi urgenti i quali richiedono la presenza fisica di uno specialista. “E’ evidente che vivere in un territorio periferico come l’alto Molise, dove gli spostamenti restano difficili a causa dell’orografia e di una viabilità assai precaria, – aggiunge il genitore – non è la stessa cosa di chi risiede in zone più centrali e con maggiori servizi a disposizione, e, seppur accogliamo di buon grado l’ultima notizia dell’istituzione delle guardie pediatriche nei giorni festivi e prefestivi – ci dice un papà – al tempo stesso non possiamo continuare a vivere nel terrore nel momento in cui un nostro bambino ha necessità di essere visitato nell’arco della settimana.” L’appello è ovviamente rivolto  ai vertici Asrem e alla classe politica regionale affinché si adoperino per risolvere una volta per tutte quella che è diventata una vera e propria emergenza.

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