di Domenico Pio Abiuso

In questi tempi, definiti “moderni”, ma non so fino a che punto, si parla tanto di parità di genere tra le condizioni di vita, per esempio la parità uomo – donna, soprattutto dal punto di vista lavorativo e di spazio nella società, come nell’ambito di incarichi istituzionali apicali, per cui si è fatto e si sta facendo ben poco.

Ma cosa ben più grave è che, si è relegato e si sta relegando all’ultimo posto i disabili affetti da patologie fisiche, facendoli sentire cittadini di serie “B”, per la questione, ormai famigerata, delle barriere architettoniche, che limitano la libertà di movimento e di autonomia, in parte già ridotta a causa dell’infermità di cui l’individuo in questione è affetto.

Facendo una passeggia in giro per le nostre città, si può ben notare che, i marciapiedi (già deteriorati per la mancanza di manutenzione da parte di chi di dovere), gli uffici pubblici, quelli istituzioni e le scuole sono pieni di barriere architettoniche che impediscono l’accesso alle persone più sfortunate non per colpe imputabili a loro.

Da decenni, chi ci governa, si riempie la bocca parlando dell’attuazione di politiche a favore delle persone che hanno difficoltà fisiche, ma poi puntualmente, le predette cadono nel dimenticatoio e si fa finta che questa problematica non esista. A mio modesto parere, si dovrebbe porre molta più attenzione su questo aspetto per facilitare lo spostamento a chi già soffre molto.