L’inconferibilità dell’incarico a Nico Eugenio Romagnuolo decisa dall’Anac su esposto del capogruppo dei 5stelle Andrea Greco rappresenta un colpo mortale alla incapacità politica governatore del Molise e della sua squadra di governo e di amministrativi. L’ex consigliere regionale era entrato a Palazzo D’Aimmo in quota Forza Italia come supplente in quanto secondo dei non eletti ed è stato l’unico dei quattro decaduti dalla carica, per via della famosa legge elettorale retroattiva, a non far ricorso contro tale provvedimento nelle sede giudiziarie. A settembre 2020 il presidente della Giunta regionale del Molise, con decreto numero 83 del 2020, lo nominò commissario del Consorzio per lo sviluppo industriale di Campobasso-Bojano. Per lui, il premio per non aver fatto ricorso al colpo di stato della modifica della legge elettorale era di 3mila 500euro al mese. Soldi che oggi Nico Romagnuolo dovrà restituire. Ma al danno erariale si aggiunge la beffa per il presidente della Regione Molise: Toma è stato interdetto dall’Anticorruzione. Non potrà fare nomine per almeno tre mesi avendo violato, sapendolo, una legge dello Stato. E Toma sapeva bene che stava violando le leggi italiane in quanto, a farglielo notare, non c’era stato solo un articolo di Futuro Molise datato 30 settembre in cui si spiegava che il decreto legislativo numero 39 del 2013, Capo I articolo 1 lettera f, non gli consentiva di nominare un ex consigliere regionale prima della scadenza dei tre anni dalla fine del mandato ((https://futuromolise.com/toma-premia-nico-romagnuolo-dopo-il-vitalizio-lex-consigliere-si-becca-pure-3-500-euro-mensili-per-fare-il-commissario/), ma Toma sapeva perché Andrea Greco, poco dopo, ad ottobre 2020, portò l’argomento in Consiglio regionale.

Inoltre sia Donato Toma che Nico Romagnuolo hanno anche dichiarato il falso sull’atto di nomina: “La fantasia amministrativa di Toma, o di chi scrive quelle delibere, non ha limiti. E per sfidare sempre più la logica di ogni regola cosa fa?

Scrive nell’atto che: la nomina ha effetto dopo aver ricevuto una dichiarazione di Romagnuolo sulla assenza di cause di inconferibilità ai sensi del d.lgs 39/2013. In sostanza Toma vorrebbe farci credere che la causa di inconferibilità non è a lui nota. Cioè non sa che fino a pochi mesi fa sedeva comodamente in Consiglio regionale? Siamo davvero al cospetto del teatro dell’assurdo” scriveva Greco il 1 ottobre 2020 sulla sua pagina facebook.

Così come responsabilità ci saranno per tutti coloro che non hanno effettuato controlli in quanto, quella lettera “f” dell’articolo 1 del decreto 39/2013 dev’essere sfuggito sia al presidente della Regione Molise, sia al funzionario istruttore del decreto firmato da Toma, Luigi Sabella, sia al Direttore del servizio “Riforme istituzionali, controllo enti locali e sub regionali” Marilina Di Domenico, e al direttore del II Dipartimento che ha posto il visto di coerenza con gli indirizzi della politica regionale, cioè Massimo Pillarella.