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Il Molise si spinge tra le aree “virtuose” insieme a Lombardia, Veneto e Toscana. A Campobasso, malattie, congedi, permessi e ferie hanno tenuto lontano in media i dipendenti del Comune per 54 giorni in un anno. Ad Isernia per 41,6 giorni in un anno.

I numeri messi in fila dal centro di ricerca Ermes nel suo primo Rapporto sui Comuni, ed elaborati sulla base dell’ultimo conto annuale della Ragioneria generale, offrono il quadro strutturale del problema, ma sono ovviamente soggetti a fluttuazioni congiunturali.

A Locri il record nazionale con 99 giorni di assenza media mentre i colleghi lombardi di Biasonno si assentano per due settimane finendo per lavorare 74 giorni di più. Sul podio, ma sarà un caso, salgono le località di mare in molte regioni del Sud.

Il valore medio è la risultante di una media di 31,3 giorni di ferie, 10,3 giorni di malattia, 3,4 giorni di assenza ex legge 104/1992, 3 giorni di maternità e congedo parentale, 2,3 giorni di altre assenze per concorsi, esami, lutto.

A completare la “top 5” dei dipendenti assenteisti ci pensano gli statali sardi de La Maddalena, 87 giorni lontani dal posto di lavoro, i reggini di Condofuri (86), i messinesi di Pace del Mela (83) e i pontini di Terracina (80).

L’indicatore delle assenze (calcolato sui dati dei quasi 2.300 Comuni inclusi nel Progetto Ermes), mostra una evidente variabilità a livello territoriale: 9 regioni si attestano su valori prossimi a quello medio, e mentre ai valori medio-bassi registrati in Lombardia, Veneto, Toscana, Campania, Molise, si contrappongono Calabria e Sicilia con indici medioalti.

Ma, almeno stando ai dati ufficiali, non mancano casi-limite al contrario, da Biassono (Monza e Brianza; 14 giorni di assenza medi a testa, meno delle ferie) a Mussomeli (Caltanissetta; 18,1 giorni).

Tra i Comuni maggiori, con oltre 1.000 dipendenti, spicca Palermo che concede quasi 59 giorni di assenze pagate, seguito da Cagliari e Catania (56), Torino e Messina 55.

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