di Redazione

Il 2 aprile ricorre la Giornata Mondiale della Consapevolezza (WAAD, World Autism Awareness Day) istituita nel 2007 dall’Assemblea Generale dell’ONU, con l’obiettivo di sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica sulla tematica. Per l’occasione previsti eventi in tutto il mondo, ed anche a Campobasso non mancheranno iniziative.  Quest’anno, infatti, anche i servizi di Neuropsichiatria Infantile ed il Centro di Salute Mentale si tingeranno di blu. Light it up blue è il progetto partito dall’organizzazione Autism Speaks e consiste proprio nell’illuminare di blu i principali monumenti nelle città più famose.
Si ricordano l’Empire State Building a New York, il Cristo Redentore a Rio de Janeiro, la grande piramide di Giza in Egitto e l’Arco di Costantino a Roma (solo per citarne alcuni). Il colore dell’autismo individuato, sempre nel 2007, dalle Nazioni Unite: è stato scelto per rappresentare una sindrome dove la percezione sensoriale è diversa, in una mente “ribelle“. La persona autistica ha procedimenti logici ed esperienze diverse da quelli della maggior parte degli altri individui. Come il tempo e la cultura hanno aiutato a far apprezzare all’umanità il colore blu, così occorre tempo, cultura ed impegno per comprendere l’autismo. Nell’antichità il blu pare sia stato un colore semisconosciuto. Infatti non è mai nominato nella Bibbia, nell’Iliade o nell’Odissea. Omero definisce il mare come oscuro come il vino. La percezione dei colori è un fatto culturale. Dall’analisi dei testi antichi emerge che l’umanità delle epoche passate non identificasse il blu. Gli uomini dell’antichità probabilmente vedevano il cielo luminoso, bianco, o nero. Si pensa che i primi esseri umani a distinguere e valorizzare il blu furono gli antichi Egizi. Si trattò del blu dei lapislazzuli, che incastonavano nei gioielli e nelle maschere funerarie.  Ma il blu è anche un colore che rievoca sicurezza e bisogno di conoscenza, due temi che coinvolgono anche il mondo dell’autismo: la sicurezza, intesa come possibilità di vivere un’esistenza protetta ma libera per le persone autistiche e le famiglie, anche nel futuro dopo i genitori, e la conoscenza, sia nell’ambito della ricerca scientifica, sia nella vita quotidiana, quale consapevolezza di tutti nel sapere come comportarsi con una persona autistica. Esistono altre spiegazioni sulla scelta del blu. Come scrivono alcuni membri di una associazione per i disturbi dello spettro autistico: “Il colore blu autismo è il simbolo di quello che viviamo ogni giorno noi autistici e familiari: il blu è brillante come il mare d’estate, ma durante una tempesta può diventare profondamente scuro”. Quindi il blu può essere visto non come un singolo colore, ma come una policromia. Infatti l’autismo è una condizione che si presenta con molteplici manifestazioni e necessità di diversi livelli di assistenza, ma investe uniformemente tutti quelli che la vivono. La ricorrenza richiama l’attenzione di tutti sui diritti delle persone con disturbi dello spettro autistico (ASD), un insieme eterogeneo di disturbi del neurosviluppo caratterizzati da una compromissione qualitativa nelle aree dell’interazione sociale, della comunicazione e modelli di comportamento, interessi e attività ristretti, ripetitivi e stereotipati. I sintomi e la loro severità possono manifestarsi in modo differente da persona a persona, conseguentemente i bisogni specifici e la necessità di sostegno sono variabili e possono mutare nel tempo. Per questo è fondamentale progettare interventi individualizzati e calibrati sui bisogni specifici dei singoli. La prevalenza del disturbo è stimata attualmente di circa 1 su 54 negli Stati Uniti, 1 su 160 in Danimarca e in Svezia, 1 su 86 in Gran Bretagna. In età adulta i pochi studi effettuati a livello internazionale segnalano una prevalenza di 1 su 100. Concordemente al dato internazionale, in Italia si stima che 1 bambino su 77 presenti un disturbo dello spettro autistico, con una prevalenza maggiore nei maschi, che sono colpiti 4,4 volte in più rispetto alle femmine. L’evento del 2 aprile è, dunque, un’opportunità per sensibilizzare sull’importanza di garantire alle persone autistiche una vita piena e soddisfacente, per promuovere l’inclusione e la comprensione. La giornata mondiale dell’autismo focalizza l’attenzione sulla ricerca e la diagnosi contrastando la discriminazione e l’isolamento di cui sono ancora oggi vittime le persone autistiche e le loro famiglie. Questo giorno speciale unisce le organizzazioni sull’autismo di tutto il mondo e le spinge a collaborare per il trattamento e l’accettazione delle persone con disturbo di spettro autistico. Purtroppo le conoscenze sull’autismo sono ancora carenti e l’impegno delle istituzioni è spesso insufficiente. Tutto questo nonostante il fenomeno sia più comune di quanto si pensi. L’Italia ha ancora molta strada da percorrere: è uno tra i Paesi in Europa che dedica meno risorse alla protezione sociale delle persone con disabilità (la fonte è la ricerca del Censis). Questa carenza di preparazione coinvolge scuole e terzo settore, spesso incapaci di prendersi carico delle particolari necessità delle persone autistiche. Ciò si traduce in una mancanza di pari opportunità educative e di sviluppi lavorativi. Dedicare uno spazio blu significa promuovere la riflessione e la comprensione di tale condizione, anche per favorire il supporto alle famiglie che affrontano quotidianamente questa sfida. La consapevolezza è il primo passo per il  cambiamento. Dalle scuole ai luoghi di lavoro, dai servizi sanitari ai luoghi pubblici, è fondamentale garantire che gli individui con autismo possano partecipare senza essere oggetto di discriminazione o pregiudizi. Insieme, si può costruire un mondo in cui ogni persona sia accolta e rispettata.

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