Pompilio Sciulli
Pompilio Sciulli

Grazie alla forte pressione esercitata da ANCI il dl aiuti bis semplifica la materia di cessione dei crediti edilizi.

Per i crediti bloccati antecedenti al novembre 2021 (data in cui è stata applicata la stretta), questi possono essere sbloccati procurandosi, ora per allora, le documentazioni necessarie, cioè le asseverazioni e il visto di congruità. Saranno necessarie delle perizie asseverate. Non deducibili tra le spese del 110%.

Inoltre è stato accolto un ordine del giorno che impone al governo di far modificare una circolare dell’Agenzia delle Entrate che valuta irregolare l’uso dei bonus per appartamenti “piccoli” e se i proprietari hanno un basso reddito o immobili di scarso valore rispetto all’intervento necessario.

L’ultimo report dell’ENEA sui bonus edilizi, con i dati aggiornati al 31 agosto, ha rilevato un totale di investimenti ammessi alla detrazione pari a 43 miliardi di euro con un onere per lo stato di oltre 47 miliardi, distribuiti su quattro annualità.

Si possono certamente contestare gli effetti distorsivi sui prezzi e sul mercato del bonus 110%, ma non si possono non rilevare tre elementi.

Il primo sono gli effetti enormemente positivi che i bonus edilizi hanno avuto per un comparto come quello edilizio, decisivo per l’economia nazionale. Il secondo è la banale osservazione che, per quanto contestabile la norma, non si può tradire la fiducia dei cittadini e delle imprese che l’hanno applicata. La terza è che è inammissibile che lo Stato realizzi un risparmio pubblico a danno delle imprese e delle famiglie meno abbienti, che sono impedite nel cedere i crediti.

L’emendamento presentato al Senato, poi confluito nel testo unificato è basato su cinque elementi.

1) La riportabilità del credito scadente nel 2022 al 2023, per impedire che le imprese perdessero la quota 2022 incagliata;

2) L’esclusione della responsabilità solidale a carico degli enti creditizi cessionari, essendo ciascun procedimento ormai garantito dalla rigorosa verifica documentale che tali istituti già fanno;

3) la previsione che coloro che acquistano crediti dagli intermediari finanziari non debbano ripetere la procedura di verifica della bontà del credito volta ad assicurare la necessaria diligenza destinata a evitare la responsabilità solidale;

4) la revisione delle disposizioni interpretative e regolamentari dell’Agenzie delle entrate relative alle regole sulla necessaria diligenza dei soggetti che acquistano i crediti, escludendo i criteri che colpiscono le famiglie a basso reddito;

5) la stipula di un accordo ABI, Cassa Depositi e prestiti s.p.a., Poste italiane s.p.a – e organizzazioni imprenditoriali per accelerare la circolazione dei crediti d’imposta, garantendo la sostenibilità del mercato delle cessioni e l’adozione di procedure uniformi per la gestione documentale e delle istruttorie, a tutela dell’affidabilità dei cedenti.

Se è vero che il Superbonus è costato allo Stato 20,9 miliardi di euro in detrazioni fiscali nei primi sei mesi di quest’anno, per contro esso ha generato oltre 40 miliardi di euro di produzione economica aggiuntiva, 312.000 nuovi posti di lavoro e 7,7 miliardi di euro di gettito fiscale addizionale diretto.

Ance per parte sua ha calcolato che per ogni miliardo di euro speso dallo Stato, ci sono maggiori entrate fiscali per 470 milioni, per cui il costo effettivo per l’erario è di 530 milioni. E ci stiamo limitando ai soli effetti diretti.

Secondo le stime di Nomisma, i cantieri già chiusi hanno consentito di abbattere 242mila tonnellate di emissioni di Co2, con un costo medio di 97 euro per tonnellata, a fronte dei 95 euro per tonnellata spesi in media dall’industria. Per i proprietari di casa si stima un vantaggio di 500 euro all’anno sulla bolletta energetica e un risparmio complessivo quantificabile in 15,3 miliardi di euro.

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