Secondo quanto riportato dalle cronache campane, la storia che segue coinvolgerebbe il marito di Maria Virginia Scafarto nota in Molise per essere stata nominata prima dal governatore Toma commissario Asrem, e poi dal dg Florenzano direttore sanitario Asrem. La stessa Scafarto passata agli onori della cronaca per la mancanza dei requisiti nel ricoprire quest’ultimo ruolo come evidenziato dalle iniziative dell’avvocato Iacovino sulle cui denunce ancora tutto tace.

Per un anno potrà visitare solo uomini il cardiologo dell’Asl di Pompei (Napoli) che, secondo il gip, considerava le pazienti “una sorta di personale riserva di caccia sulla quale dare sfogo alle sue pulsioni sessuali”.

A notificare il singolare provvedimento cautelare a un medico dell’Asl di Pompei accusato di violenza sessuale continuata, è stata la Polizia di Stato che, coordinata dalla Procura di Torre Annunziata, ha riscontrato sette episodi di abusi durante le indagini.

L’indagato, Giovanni Zito, è stato anche sindaco di Pompei, fu costretto alle dimissioni, nel 2001, in quanto venne iscritto nel registro degli indagati per concorso esterno in associazione mafiosa, il clan Cesarano, accuse che successivamente si rivelarono infondate.

Gli accertamenti sul professionista – per il quale gli inquirenti avevano chiesto gli arresti domiciliari – sono scattati dopo la denuncia presentata da una delle vittime, la quale ha riferito di avere subìto abusi e molestie durante la visita medica. Analoghe condotte sono emerse ascoltando altre pazienti, alcune delle quali non si sono accorte di nulla in quanto, secondo gli investigatori e il giudice, il medico sapeva sfruttare “…la posizione di inferiorità psicologica” delle donne preoccupate dall’accertamento a cui si dovevano sottoporre.

Le “cimici” e le microtelecamere installate nell’ambulatorio dai poliziotti hanno consentito di registrare gli abusi perpetrati nel 2021: il materiale raccolto è stato anche sottoposto al vaglio di un consulente il quale ha confermato che, a seconda dell’età e del sesso delle pazienti, le pratiche e le manovre si modificavano, fino a diventare avulse dalle prassi diagnostiche ordinarie.

I fatti contestati, scrive ancora il giudice, sono stati commessi “…con spregiudicatezza e abilità” da parte dell’indagato che considerava le sue pazienti “…come una sorta di personale riserva di caccia sulla quale dare sfogo alle sue pulsioni sessuali”. (ANSA)

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