di Redazione

Piazzette R(i)esistenti,  nata per favorire la più larga partecipazione possibile alla gestione della cosa pubblica, ha raccolto, in un’assemblea svoltasi lo scorso agosto, il desiderio dei cittadini di poter prendere concretamente parte alle sedute del consiglio. Per mezzo di una relazione che riassumeva i contenuti dell’assemblea stessa, Piazzette Riesistenti ha inoltrato alla giunta, ai consiglieri di maggioranza e di opposizione, questa istanza. Non vi è stato nessun riscontro da parte degli amministratori, ma il consigliere di minoranza Pontone ha presentato una mozione che chiedeva il trasferimento della sede del Consiglio Comunale in locali privi di barriere architettoniche e adeguati per capienza. Al tempo stesso, Pontone chiedeva che le riunioni dell’assemblea civica fossero trasmesse via streaming.

Così, Carmine Pietrangelo portavoce pro tempore delle assemblee di Piazzette R(i)esistenti, relativamente alla petizione inviata al Sindaco di Venafro e al prefetto di Isernia: “mercoledì 31 gennaio, il Consiglio Comunale di Venafro ha discusso le due richieste avanzate dal consigliere di minoranza Pontone. L’una e l’altra richiesta sono state rigettate dagli esponenti dell’amministrazione e della maggioranza. Dal punto di vista della maggioranza, le due problematiche evidenziate non possedevano il requisito della “perentorietà”. Lo spostamento di sede è stato dunque rigettato, rinviando a un futuro e non meglio definito progetto, destinato alla risistemazione del palazzo comunale e all’ abbattimento delle barriere architettoniche. L’ assoluta approssimazione dei termini di finanziamento e l’evidente impossibilità di definirne i tempi di realizzazione rivelano, almeno per il momento, l’inconsistenza e l’inadeguatezza di una tale “soluzione”. La trasmissione via streaming del consiglio è stata inoltre respinta auspicando che i cittadini partecipino fisicamente alle sedute dell’assemblea. L’incoerenza di queste decisioni è lapalissiana: si auspica la presenza fisica dei cittadini alle sedute del consiglio comunale, ma si sceglie di continuare a tenere il consiglio in una sede angusta per tutti, faticosa da raggiungere per i più anziani e irraggiungibile per i diversamente abili. In aggiunta, sono numerosissimi i cittadini e i residenti venafrani domiciliati altrove, in Italia e all’estero, ai quali – in assenza di una trasmissione via streaming – è negata qualsivoglia modalità di accesso e partecipazione alle sedute del consiglio comunale. La sala consiliare non dispone inoltre di posti a sedere: gli astanti sono costretti a seguire il consiglio comunale in piedi. Riteniamo sia necessario, sul piano politico, etico e amministrativo, rendere le sedute del consiglio autenticamente pubbliche. Questo non solo nel rispetto di quanto previsto dal Testo Unico degli Enti Locali, ma soprattutto perché il Comune si apra a quella “partecipazione” che è l’essenza stessa della democrazia. Il Comune diverrebbe così, finalmente, una casa di vetro accessibile a tutti e, soprattutto, ai cittadini diversamente abili, ora impediti a esercitare il loro diritto alla partecipazione ai consigli comunali, in spregio al principio costituzionale secondo cui “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” indipendentemente dalla loro condizione personale. Infine, al termine della suddetta petizione, si chiede un incontro con il Sindaco (ancor meglio un consiglio comunale aperto, in un luogo raggiungibile anche da cittadini con difficoltà motorie), in modo da poter presentare l’esito della petizione, valutare una soluzione, confrontarsi sulla questione in oggetto e sulla vision dell’amministrazione comunale riguardo all’abbattimento delle barriere architettoniche. Si chiede, inoltre, che venga data risposta per iscritto, o via mail, alla stessa entro 30 (trenta) dal suo ricevimento al Protocollo Generale dell’ente.”

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