di Redazione

La squadra abruzzese salvata dai tifosi punta a raggiungere la Serie B nel 2027, con un piano industriale quinquennale e un progetto di riqualificazione degli impianti sportivi.

Il calcio come motore di rigenerazione urbana e sociale. Intorno a questo principio è stato ricostruito il progetto L’Aquila 1927. Salvata dal fallimento dai tifosi al termine della stagione 2018/19, la società abruzzese è diventata “La squadra della gente”. E non si tratta di un semplice slogan. La struttura associativa, infatti, è stata improntata a una forma di azionariato diffuso che trae ispirazione dal modello del Bayern Monaco e l’organizzazione ha puntato sull’assenza di debiti, una gestione sana, anche se non priva di ambizione sportiva. La squadra aquilana ha vinto tre campionati dilettantistici negli ultimi cinque anni e si avvia adesso a realizzare un piano industriale quinquennale – «Non è solo Calcio» – il cui l’obiettivo è raggiungere la Serie B entro il 2027, anno del centenario della fondazione del club. Un obiettivo che si coniuga alla riqualificazione dello stadio, all’edificazione di un nuovo centro sportivo e di un Academy Center, con la creazione quindi di un nuovo polo cittadino dedicato allo sport e non solo. Il business plan approvato dalla società propone un modello sostenibile, in cui i flussi di ricavo generati dalla parte sportiva siano supportati da quelli generati dagli asset immobiliari e da nuove attività imprenditoriali. Con il nuovo stadio sono previsti, infatti, bar, ristoranti, museo, sale multimediali, un teatro al coperto, oltre che due campi di calcio a 11, un campo a 5, 4 campi di padel, in modo da dare vita a linee di entrata supplementari e indipendenti dall’attività calcistica. La visione della società abruzzese peraltro non si limita al calcio ma punta a realizzare una vera polisportiva, con squadre di pallavolo, padel, tennis e calcio a 5, che favoriscano l’inclusione sociale sul territorio. Un territorio che con il suo tessuto imprenditoriali ha già dato una risposta positiva: sono infatti più di 300 i contratti di sponsorship attivati. Intanto, in vista del passaggio dall’attuale Serie D al professionismo, con l’auspicata promozione in Serie C nella stagione 2025/26, è stata lanciata lo scorso 21 marzo una campagna di eqity crowdfunding. «Questa operazione introduce una nuova cultura finanziaria nel club aquilano e può contaminare i club dello sport italiano», sottolinea Francesco Ghirelli, ex presidente della Lega Pro e dal maggio 2023 presidente onorario del club abruzzese. Sono contemplate varie categorie di soci. Quelli di categoria C, che possono versare da una quota minima di 250 euro sino a 9.999, hanno diritto alla percezione degli utili e alla vendita libera delle quote, quelli di categoria C possono versare da 10mila euro in su e hanno diritto anche al di voto in assemblea e alla nomina degli amministratori. Finora sono stati raccolti da più di 300 investitori oltre 220mila euro e manca ancora più di un mese alla fine della raccolta. Un asset centrale della campagna di crowdfunding è il progetto di ristrutturazione dello stadio – a cui parteciperanno anche il Comune e altri stakeholder – che inizierà a breve con l’abbattimento della prima curva, da rigenerare con spazi più accoglienti per attività commerciali e sanitarie. L’impianto che oggi conta 6100 posti avrà in futuro una capienza di 7500. Già oggi senza recinzione verso il campo e barriere architettoniche, sarà riqualificato senza ulteriore consumo di suolo, con energia prodotta da fonti rinnovabili (fotovoltaico e geotermia) e secondo regole di accurata sostenibilità ambientale (dal divieto di plastica monouso al ticketing smaterializzato).Si tratta di quello stadio Gran Sasso d’Italia che nel 2009 nei drammatici del terremoto che colpì l’Aquila ospitò gli sfollati in una tendopoli. Un motivo in più per trasformarlo in un motore di modernizzazione infrastrutturale e sociale.

(fonte: il Sole24ore)

Articolo precedenteGIOVANCARMINE MANCINI: PIERINO “il riconoscente”.
Articolo successivoGIORNATA DEL VOLONTARIATO ALL’AULA MAGNA DEL TRIBUNALE DI ISERNIA