di Massimiliano Scarabeo

OLTRE TREDICIMILIONI DI EURO DI FONDI EUROPEI PER UN MUSEO GALLEGGIANTE DEDICATO AD UNO DEI PEGGIORI CRIMINALI DEL SECONDO DOPOGUERRA

Apprendiamo in questi giorni che i lavori per il restauro della ex bananiera italiana, divenuta nel secondo dopoguerra dopo la sua confisca il panfilo di Tito con la denominazione Galeb (gabbiano), stanno procedendo a gonfie vele, anche se la fine dei lavori, prevista per il prossimo anno, in realtà avverrà molto in ritardo rispetto all’estate 2020.
In realtà, come documentano le foto scattate nel cantiere di Porto Re, si tratta quasi di una ricostruzione, i cui costi, stimati inizialmente in più di 11 milioni di euro (come si evince dal cartello nella immagine con l’importo in kune) sono diventati nel frattempo oltre 13 milioni, più dell’80% dei quali regalati dall’Unione Europea. Soldi buttati, letteralmente, nella tazza del wc.
La bagnarola, insomma, diventerà un museo dedicato al Maresciallo infoibatore, ma siamo sicuri che rispetto al genocidio da lui promosso degli Italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia non si troverà un bel nulla. Proprio come nulla si trova nel “museo” delle Isole Brioni, un paradiso che il dittatore comunista decise di tenere per sè.
Ci consoliamo, se così possiamo dire, col fatto che la strumentazione di bordo conserverà ancora i manometri originali, con le scritte originali in italiano (Fiat e Grandi Motori – Torino), come una delle immagini fa vedere.
Con buona pace dei nuovi padroni delle nostre cose rubateci dal 1945 in avanti.

GALLERIA FOTO:

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