Da quel 3 marzo 1970 , data della istituzione della provincia di Isernia, che fu celebrata come una vittoria del popolo molisano che, dopo Campobasso, riuscì a dare piena attuazione alla costituzione della Regione Molise con la seconda provincia molisana, ritorna d’attualità il ruolo che le province assumono nel riordino istituzionale in atto.

“L’Italia di domani è l’orizzonte comune al quale tendere in una prospettiva di equilibrata distribuzione di competenze e responsabilità fra i livelli di governo, secondo i principi costituzionali di autonomia, sussidiarietà e buon andamento dell’amministrazione”. Lo scrive il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al presidente dell’Unione delle province d’Italia, in occasione dell’apertura dei lavori congressuali dell’Upi.

Per Mattarella “a fronte di obiettivi di semplificazione istituzionale, di revisione della spesa e di efficientamento amministrativo, che hanno motivato gli interventi di riordino degli anni passati, permane l’esigenza di presidiare adeguatamente funzioni di delicata e impegnativa rilevanza per la vita dei territori, dall’edilizia scolastica alla viabilita’, che impattano direttamente su diritti primari delle persone, quali istruzione, mobilita’, sicurezza”.

Secondo il Presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini ,”va anzitutto restituita capacità sostanziale e operatività alle Province, a partire dai profili di ente di gestione, di ente di supporto ai Comuni, di ente strategico nella programmazione territoriale. Perché le Province possano stare in piedi davvero, è urgente rivedere le scelte compiute sia rispetto ai limiti di spesa, sia a quelli assunzionali; ma serve uno sguardo attento e quindi la flessibilità di contemperare anche le stesse funzioni conferite dalle Regioni”. E “Se guardo alle necessità più stringenti del territorio, c’è poi l’urgenza di ripristinare una reale ed efficace capacità di spesa per investimenti. Ne ha bisogno il territorio, ne ha bisogno la nostra economia”.

Il Presidente dell’UPI, nel documento presentato al Governo, sul tavolo istituito per il riordino delle Province scrive:

Le Province, in quanto enti esponenziali di comunità territoriali in cui è strutturata l’organizzazione sociale del Paese, devono tornare ad essere nelle condizioni di erogare i servizi loro affidati, potendo contare su:

  • funzioni fondamentali di area vasta ben definite;
  • organi politici pienamente riconosciuti attraverso una legittimazione democratica popolare;
  • una autonomia finanziaria tale da assicurare le risorse necessarie alla copertura delle spese per l’esercizio delle funzioni provinciali.
  • una organizzazione dell’ente e del personale tale da permettere la piena funzionalità degli apparati amministrativi.

Le Province sono enti necessari di semplificazione amministrativa e di riordino del governo locale, che possono concorrere, in quanto livello intermedio tra i Comuni e le Regioni, alla definizione di politiche territoriali che consentano economie di scala per il rilancio degli investimenti locali.

Tre attori istituzionali che , nella imminente rivisitazione della legge Del Rio , dopo il referendum del dicembre 2016 che ne aveva bocciato l’impianto di ridimensionamento, rivalutano ed esaltano il nuovo ruolo che le stesse possono riassumere , ridando loro la dignità del rango costituzionale.

Il dibattito attuale però non si limita alla riedizione della legge 56/2014 ma abbraccia l’intero assetto delle Autonomie locali, comprendendo gli enti locali più piccoli (Comuni)  le loro aggregazioni (Unioni) , le province e le regioni che reclamano maggiori competenze ai sensi dell’art. 116 della Costituzione (Regionalismo differenziato).

Una nuova stagione dell’autonomismo locale che rimette in discussione i ruoli dei vari attori, nel mutato panorama nazionale ed internazionale, con l’occhio attento alla semplificazione degli apparati , funzionale allo sviluppo del paese, e, contemporaneamente, con la necessità di una gestione democratica di Enti che vivono ed interpretano le esigenze del territorio.

A noi è toccato gestire la fase più difficile, quella che abbiamo definito del 15-18, riferito al periodo temporale dei tagli alle province che ne hanno determinato un paragone al periodo della grande guerra. Ci siamo rifiutati di essere i “Commissari liquidatori” di “Enti inutili” gestendo scarse risorse e ricollocando il personale dismesso. Abbiamo lavorato perché le province assumessero il ruolo di “Casa dei Comuni”, intrepretando le istanze degli EE.LL., offrendo supporto, assistenza, voce alla domanda di sussidiarietà. Abbiamo operato per cercare le risorse necessarie per superare “la nuttata”, consapevoli del ruolo insostituibile dell’Ente intermedio.

Siamo riusciti a portare nel Palazzo della Provincia anche la Regione dando vita ad una sorta di palazzo del Governo delle Autonomie locali. Abbiamo lavorato con spirito di servizio, gratuitamente e volontariamente, con assunzione di responsabilità, per la gestione di 866 km di strade provinciali, di 11 scuole superiori, di oltre 3300 studenti, senza risorse umane e finanziarie.

Abbiamo più volte rischiato il dissesto finanziario o le procedure di riequilibrio di bilancio, venendo meno il ristorno del fondo di solidarietà nazionale. Ma, la provincia più piccola d’Italia, ha sempre vinto la sua battaglia di sopravvivenza e si affaccia con maggiore ottimismo a questa nuova stagione delle AA.LL.

Mi corre l’obbligo di ringraziare tutti i consiglieri provinciali, altri volontari della gestione del bene comune , i dipendenti ed i funzionari che hanno egregiamente fatto miracoli, pur in assenza della Dirigenza, per garantire i servizi nella situazione data.

In questa celebrazione dell’anniversario dell’Ente non posso non citare un grande Presidente della Provincia di Isernia, scomparso di recente, il Dr. Mimmo Pellegrino, interprete appassionato e tenace difensore della sua storia e della sua millenaria cultura.

In questi giorni ho incontrato il Dirigente del Settore museale del MIBACT, Dr. Leandro Ventura, per sottoporgli la richiesta di intitolazione del Museo Paleolitico La Pineta alla memoria del Dr. Pellegrino , che tenacemente lavorò per la sua valorizzazione.

Concludendo, festeggiamo questo anniversario con la consapevolezza che ci sarà un futuro per la provincia di Isernia, anche grazie a chi, nel silenzio del proprio operato e nelle ristrettezze finanziarie, ha creduto nel ruolo che questo Ente ha e poteva dare per i 52 Comuni di questa nostra terra e lottato perché le venisse riassegnata la dignità che la Costituzione gli assegna.