di Tonino Atella

All’epoca si prodigò tantissimo l’industriale venafrano Comm. Vincenzo Di Lauro, titolare della CMV, ma non venne ascoltato.

40 anni orsono l’impegno, purtroppo rimasto inascoltato e senza produrre i frutti sperati, del Cav. Comm. Vincenzo Di Lauro di Venafro, titolare dell’allora C.M.V. (Costruzioni Meccaniche Venafrane) , che cercò con tutte le proprie forze di farsi dare ascolto dalle autorità politiche, istituzionali ed imprenditoriali del tempo per tirar fuori dal sottosuolo romano lo sfortunatissimo Alfredino Rampi, fanciullo precipitato in una buca nella campagna della Capitale mentre giocava, buca dalla quale purtroppo il piccolo non avrebbe più rivisto la luce del sole. Ricorrono in questi giorni i 40 anni da quella tragedia che commosse e coinvolse tutt’Italia, ed anche dal Molise ci si attivò per salvare il piccolo Alfredino. A farlo, come detto, fu l’imprenditore venafrano Vincenzo Di Lauro, convintissimo di poter tirar fuori dal sottosuolo il fanciullo se avessero ascoltato quanto lui proponeva.

In effetti la CMV, la sua azienda situata all’ingresso sud di Venafro lungo la SS 85 Venafrana ed una delle prime realtà industriali del Molise, produceva macchinari per trivellazioni e geognostica del sottosuolo, attrezzi apprezzati e venduti nei diversi Continenti. Di Lauro, commosso dalla vicenda del piccolo Alfredino, si mise immediatamente in movimento, offrendo di provvedere a far tornare il fanciullo in superficie con macchinari e maestranze della CMV, il tutto a proprie spese ! Cercò di contattare le massime autorità politiche ed istituzionali del tempo, in primis l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, ma non venne ascoltato.

Probabilmente all’epoca si pagò forse lo scotto di appartenere al piccolo Molise e quindi di avere relativa voce in capitolo a livello nazionale! Di Lauro però non si arrese, forte e coriaceo per natura “gridò” ai quattro venti la sua idea che altro non era se non scavare con macchinari e maestranze CMV un tunnel in parallelo alla buca in cui era precipitato Alfredino, scendendo però alcuni metri più in basso, cioè maggiormente in profondità, in modo da spingere il fanciullo incastrato tra pietre e terra dal basso verso l’alto e finalmente riportarlo in superficie. Non ebbe seguito, non venne ascoltato l’imprenditore venafrano, si cercò di tirare il piccolo d’alto, si effettuarono diversi tentativi, ma Alfredino purtroppo restò lì ! Oggi, che ricorre il 40.mo da quella tragedia nella campagna romana, in tanti a Venafro ricordano Alfredino Rampi, Vincenzo Di Lauro, la CMV e gli sforzi posti in essere all’epoca dal Molise e da Venafro in particolare per salvare il piccolo, purtroppo senza riuscirvi.