di Redazione politica

Sull’ordine del giorno l’argomento sembra criptato. Mozione, a firma dei consiglieri Greco, Primiani, De Chirico e Fontana, ad oggetto “D.P.G.R. n. 83 del 29-09-2020 – Annullamento in autotutela”. Si legge questo sul sito della Regione Molise all’ordine del giorno del Consiglio regionale che si è riunito questa mattina, 19 gennaio 2021.

Tradotto per i comuni mortali, l’argomento riguardava la nomina dell’ex consigliere di Forza Italia, Nicola Eugenio Romagnuolo, a commissario del Consorzio industriale di Campobasso – Bojano.

La nomina è avvenuta a settembre 2020, cinque mesi dopo l’eliminazione dei consiglieri surroga. E Nico Romagnuolo, tra i quattro cacciati dal Consiglio regionale, è l’unico a non aver fatto ricorso. Che si sia trattato di un premio dato dal governo Toma all’uomo fedele, è critica politica sulla bocca di ogni molisano.

Che l’incarico da 15mila euro per 6 mesi, di importo anche superiore rispetto all’indennità da 11mila euro che il politico di Casacalenda prendeva come inquilino di Palazzo D’Aimmo, vada al di là di ciò che premette la legge, è altrettanto opinione diffusa da parte di chi mastica le leggi della politica. Leggi che però si interpretano a seconda della convenienza politica. Tanto che, a sentire Donato Toma, è tutto in regola.

Non la pensa così Andrea Greco che, primo firmatario della mozione, riporta quanto sostenuto dall’Anac. E in base all’anticorruzione Romagnuolo non può fare il commissario. Non può farlo perché un consigliere che non è decaduto da almeno due anni no può essere nominato. E Toma non poteva non sapere che Nicola Eugenio Romagnuolo, era stato consigliere regionale con il governo presieduto da Toma stesso fino ad aprile 2020. Greco parla di decreto “palesemente illegittimo” e con un amozione si chiede di annullare in autotutela il decreto.

La maggioranza guidata da Toma respinge al mittente l’impegno. A votare a favore della mozione ci sono i Cinquestelle e il Pd. Assente il presidente del Consiglio Micone e il consigliere ombra Michele Iorio. Votano a protezione della scelta di Toma tutti gli altri: Mena Calenda, Cavaliere, Gianluca Cefaratti, Cotugno, D’Egidio, Di Baggio, Di Lucente, Niro, Quintino Pallante, Aida Romagnuolo e, ovviamente, Donato Toma.

Resta solo un dubbio: che la mozione venisse bocciata era scontato e che quindi non ci fosse un annullamento in autotutela era un dato quasi certo. Ora quale sarà il passo successivo? Perché delle due l’una: o il decreto di nomina è legittimo oppure c’è stato un abuso. Andranno aventi i Cinquestelle nell’accertamento della legalità?